Attori Cinema News — 18 agosto 2014

Mauro Bolognini è generalmente conosciuto come regista di adattamenti cinematografici  di romanzi italiani  o per drammi  in costume. Vorrei aprire una nuova prospettiva su Bolognini  inerente i generi, di cui si scrive solitamente di meno. Benché questo cineasta è spesso considerato molto somigliante  ad autori come Luchino Visconti o Pier Paolo Pasolini, i suoi film non sono facilmente incasellabili. Anche i film di Bolognini sono  storie raccontate attraverso delle immagini cinematografiche e usano mezzi espressivi dello specifico filmico. La spettacolarità di molti film del regista si sviluppa proprio nell’ambientazione, nella scenografia, nella messinscena, nei costumi e in tutti i dettagli che sono elementi sintomatici anche per alcuni film di Visconti o Pasolini. La differenza tra i primi film popolari di Bolognini come I cavalieri della regina (1954) o Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo (1956) e alcuni suoi film drammatici successivi è l’ uso del ritmo del montaggio e la cura per la recitazione degli attori, quindi  un linguaggio organico al racconto filmico.

Quasi tutti i film di Mauro Bolognini degli anni Cinquanta appartengono alla commedia all’italiana. I film Ci troviamo in galleria (1953), La vena d’oro (1955), Gli innamorati (1955), Marisa la civetta (1957), Giovani mariti (1958) e Arrangiatevi! (1959) rappresentano il periodo comico del regista dove in prevalenza possiamo trovare anche temi e elementi sociali della realtà italiana del dopoguerra e anche un’ immagine realistica della società italiana di questi tempi. Dal 1959 al 1963 Bolognini filmava drammi psicologici e sociali che spesso analizzavano sessualità e problemi esistenziali della gioventù. Questi drammi rappresentati da titoli come La notte brava (1959), Il bell’Antonio (1960), La giornata balorda (1961), La viaccia (1961), Agostino (1962), Senilità (1962) e La corruzione (1963) hanno profonde radici culturali nella letteratura italiana adattata per  il  grande schermo. Con i riferimenti letterari Bolognini sviluppava relazioni semantiche tra la  letteratura e il cinema.

Nella prima metà degli anni Sessanta Mauro Bolognini  fa l’ingresso sulla scena cinematografica internazionale, perché partecipava ai film a episodi all’italiana che si giravano, grazie alle coproduzioni europee per il mercato internazionale con cast di attori stranieri. Questi film come La mia signora (1964), I tre volti (1965) o Le streghe (1967) realizzati con il produttore Dino De Laurentiis combinano vari livelli di genere nel registro comico ed erano destinati anche all’esportazione mondiale. Le coproduzioni internazionali erano caratteristiche anche per altri lungometraggi a soggetto del regista, girati nella seconda metá degli anni Sessanta come i film storici e d’avventura. Ne abbiamo esempi significativi con Madamigella di Maupin (1966), il dramma in costume Arabella (1967) – inizio della lunga collaborazione con il compositore Ennio Morricone – e plot psicologici ed erotici come Un bellissimo novembre (1968) e L’assoluto naturale (1969). Gli ultimi due film sono ambientati nell’Italia contemporanea, mostrando lo stile di vita della società borghese nel periodo post-moderno.

Negli anni Settanta  Mauro Bolognini è tornato ai drammi di costume tratti dai lavori letterari che sviluppano – con l’eccezione di Bubù di Montparnasse (1971) – l’immagine di un’ Italia dal passato recente. Mentre i film Metello (1970) e Libera, amore mio (1973) sono spaccati sociali della classe operaia e della Resistenza, altri film come Fatti di gente per bene (1974), Per le antiche scale (1975) e L’eredità Ferramonti (1976) mostrano intrighi, passioni e delusioni dell’alta società borghese nel nostro paese fra  l’Ottocento e il Novecento. Comunque tutti questi film indagano i problemi sociali, politici e sessuali d’Italia e sono contemporaneamente spettacolarizzazioni  della storia con scenografia, costumi e messa in scena minuziosa. Nel contesto dell’opera di Bolognini degli anni Settanta rappresentano un’ eccezione tre film: il poliziesco e dramma procedurale Imputazione di omicidio per uno studente (1972), thriller  tratto da un  evento reale di cronaca nera, l’horror borghese e grottesco Gran bollito (1977) e il film comico a episodi  Dove vai in vacanza? (1978).

Una pratica simile nella costruzione del racconto cinematografico è seguita da  Mauro Bolognini anche negli anni Ottanta e Novanta, quando si è occupato di temi storici e della letteratura che adattava per il grande schermo. I film La storia vera della signora delle camelie (1981), La venexiana (1986), Mosca addio (1987) o La villa del venerdì (1991) dimostrano un campo molto ampio di interessi culturali e generi cinematografici da parte del regista, all’insegna della poliedricità. In questo periodo il regista lavorava anche per televisione italiana che co-produceva alcuni dei suoi lungometraggi  e che facilitava il regista nel realizzare con mezzi più consistenti  scenografie, ambientazioni e costumi appropriati. Alcuni film del cineasta sono stati prodotti anche da suo fratello Manolo Bolognini, che negli anni Sessanta aveva stabilito un legame –  analogamente a Mauro – con il cinema di Pier Paolo Pasolini. Tendenzialmente possiamo dire che Mauro Bolognini è stato uno dei registi italiani che coniugava questi tipi di visione spettacolare: generi popolari e cinema intellettuale.

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