Cinema Eventi — 14 gennaio 2013

Dal 12 al 17 Novembre si è svolto a Torino, nella cornice del cine-club Blah Blah, il TOHorror Film Fest, giunto alla dodicesima edizione. Sei giorni non solo di cinema ma anche di mostre, incontri e concerti che hanno radunato un buon gruppo di appassionati. Festival di dimensioni relativamente piccole ma ricco di contenuti e diversificato nell’offerta: dalla musica alla letteratura passando per il fumetto, il genere è ispezionato in ogni suo aspetto, prediligendo, come sempre, il coté indipendente e sotterraneo.

Partendo dal cinema, colonna portante della kermesse, il Concorso Lungometraggi ha visto trionfare l’interessante Inbred, di Alex Chandon (già noto per Cradle Of Fear, 2001), pellicola britannica condita da humor nero e una buona dose di gore. Da segnalare anche il peculiare Gut, di Elias, orrorifico rarefatto che narra di un video misterioso ed agghiacciante, e Zero Killed, di Michal Kosakowski, frutto di un lungo lavoro: un gruppo di persone a cui è stato chiesto di mettere in scena, in forma di video, la loro fantasia omicida, viene intervistato dieci anni dopo. Un’indagine inquietante, che sta godendo di un buon successo negli Stati Uniti. Tra le pellicole nostrane, il progetto collettivo P.O.E (Project Of Evil) ha conquistato il Premio Anna Mondelli per il miglior talento giovanile, distinguendosi per originalità, in quanto bizzarra rilettura dei classici del grande scrittore di Boston.

La mannaia (il trofeo del TOHorror) per il Miglior Cortometraggio è stata vinta dal bel Versipellis, di Donatello Della Pepa, incentrato sulla tematica della licantropia e dotato di ottimi effetti speciali, nonostante il budget esiguo.

Novità di questa edizione è stata la sezione Sguardi Obliqui, dedicata all’ exploitation italiano indipendente di nuova generazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Degno di nota Extreme Jukebox, di Alberto Bogo, nel quale horror e rock rompono ogni schema, con la partecipazione di Pino Scotto.

Anche quest’anno il programma di incontri letterari è stato denso: da Cristiana Astori, che ha presentato il suo nuovo romanzo Tutto Quel Rosso, a Paolo Di Orazio con il suo Chiruphenia e, per quanto riguarda il mondo dei comics, Claudio Chiaverotti, famoso sceneggiatore di Dylan Dog, che ha parlato di Brendon, la sua nuova creazione ambientata in un futuro post-apocalittico: pienamente in linea con la tematica di questa edizione, ossia l’annunciata Fine del Mondo.

L’evento speciale Cinema, che ha avuto luogo al Romano, ha visto protagonista Masks, ultimo lavoro di Andreas Marschall (suo “Le Lacrime di Kali”, 2003), appassionato omaggio al Giallo all’italiana dei gloriosi anni ’70. Interessante anche l’incontro con Federico Zampaglione, il quale ha dialogato con il pubblico a proposito di Tulpa, il suo film più recente, presentandone i primi minuti.

Un Festival senza numeri stratosferici ma che da ben dodici anni contribuisce a tenere alta la bandiera della produzione di genere nel nostro Paese, andando dritto per la sua strada a dispetto della crisi e dell’incombere del mainstream. Un appuntamento che è fonte di scoperte inedite per chi segue, ed ama, questa cinematografia ora apparentemente assopita, in realtà ancora viva e scalciante nel sottobosco di ciò che non emerge nei circuiti su larga scala.

Ampio spazio anche alle pellicole straniere, che quest’anno sono state la maggioranza, sempre tenendo conto di una coerenza nella selezione, prediligendo titoli che difficilmente vedranno la luce nelle sale italiane, a causa di una distribuzione che teme di scommettere su ciò che non fornisce solide certezze ai botteghini. Per fortuna, esistono i Festival.  

Chiara Pani

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