Archivio film Cinema Eventi News — 03 Dicembre 2015

Titolo originale: Keeper
Regia: Guillaume Senez
Sceneggiatura: Guillaume Senez, David Lambert
Interpreti: Kacey Mottet Klein, Galatea Bellugi, Catherine Salée, Sam Louwyck
Produzione: Iota Production, Louise Productions, Savage Film Offshore
Paese d’origine: Belgio, Svizzera, Francia
Genere: drammatico
Durata: 96 minuti
Anno: 2015

Aspettare un bambino o comprare un gioco per la play station, Maxime e Mélanie non sembrano far differenza. “Allora lo teniamo?” Si chiedono guardandosi da innamorati sotto gli sguardi sgomenti di genitori e amici. L’elogio dell’emozione sembra aver conquistato la giuria della 33a edizione del Torino Film Festival, che ha assegnato all’opera prima di Guillaume Senez il premio di miglior film. Un esordio trionfale per il regista belga che la giuria presieduta da Valerio Mastandrea ha deciso di premiare con 15 mila euro e l’augurio di una brillante carriera, iniziata con un diploma all’Institut national de radioélectricité et de cinématographie di Bruxelles e il cortometraggio La quadrature du cercle (2006). Lasciando così gli italiani a bocca asciutta.
“La priorità è stata data alle emozioni e alla forza dell’interpretazione, anche se forse, fossi stato solo, avrei votato un altro film”, racconta Mastandrea a La Stampa dell’intensa discussione per decidere il titolo vincitore. La storia dei due adolescenti chiamati a progettare una vita da genitori era la scommessa portata avanti dal giurato Corin Hardy. “Si tratta di opere prime e seconde che, come i primi album nella musica, sono sempre i lavori più belli”, conclude comunque l’attore romano.
La freschezza di visione e la dolcezza di una storia non sdolcinata è ciò che ha convinto anche il pubblico della kermesse torinese.
Buffi e teneri, Maxime e Mélanie si amano ed esplorano la loro sessualità con la leggerezza degli adolescenti senza scrupoli. Quando Mélanie scopre di essere incinta, Maxime inizialmente respinge l’idea di diventare padre ma poco a poco si convince che quello sia il suo ruolo e cerca di convincere lei a tenere il bambino. Fermo sulla sua decisione, Maxime continua a credere nel sogno di avere un figlio nonostante i litigi in famiglia e l’incrinarsi del rapporto con Mélanie. Adolescenti dalla disarmante maturità si trovano ad affrontare problemi da adulti senza le loro responsabilità e possibilità.
Lui, nelle pause degli allenamenti, si vede giocatore di successo con villa, jacuzzi e bebe da crescere. Lei più razionale, fantastica sull’idea di un figlio ma con maggiore consapevolezza delle difficoltà da affrontare. Se lui ha una famiglia alle spalle sempre pronta a sostenerlo, lei solo una madre che non sa fare altro che riversare sulla figlia rimpianti e rancori della sua gravidanza precoce.
Il realismo della narrazione smorza il romanticismo dei sogni lasciandolo naufragare in una inevitabile disillusione. Le telecamere di Senez seguono i continui cambiamenti di umore e stato d’animo dei volubili protagonisti, senza mai giudicare. Ruolo primario è lasciato all’interpretazione che Senez mette in risalto con primi piani e inquadrature strette sui volti infantili.
Il regista belga però, si concede un’eccezione: raccontare il dramma della gravidanza imprevista attraverso lo sguardo di lui. “Gran parte dei film che raccontano una storia del genere, tendono a focalizzarsi sul personaggio femminile, che oggettivamente, si trova ad affrontare un momento difficile sia dal punto di vista psicologico sia da quello fisico -spiega Senez- A livello generale, invece, ciò che prova la controparte maschile viene spesso trattato in modo sommario. Ho deciso perciò di raccontare questa gravidanza attraverso lo sguardo di chi diventerà padre, soffermandomi sul senso d’impotenza che comporta. Sebbene Maxime possa influenzare le scelte di Mélanie, non ha nessun altro diritto e sembra completamente inerme rispetto a ciò che sta succedendo”.
Il punto di vista raramente esplorato dell’uomo-padre quindi guida la storia, da cui il personaggio di Maxime emerge ben più profondo e sfaccettato rispetto a quello di Mélanie. Il tema della paternità è tanto meglio indagato in quanto gli adolescenti esprimono le loro reazioni con più immediatezza rispetto agli adulti. Senez può girovagare con più disinvoltura nell’inconscio di Maxime, tra senso di colpa per aver commesso un errore e desiderio di affermare la propria volontà e identità, mettendo più facilmente in luce il contesto sociale e le sue influenze sul singolo.
Senza nomi di richiamo e senza alcuna certezza, Keeper è una storia di quotidianità raccontata con impietoso realismo e coraggioso anticonformismo. Il sogno di essere padre si infrange contro lo stereotipo del padre in fuga, il desiderio di famiglia risuona come un paradossale anacronismo nella società del divorzio breve. Decisamente una gran bella sfida per il regista belga che ha dovuto battersi a lungo per raccogliere i finanziamenti necessari.
Marginale e controcorrente, Keeper dà voce a quella sotterranea ma sempre più pressante esigenza di opere che raccontino la ricerca di un modello di famiglia tradizionale, il desiderio di normalità. Quando più le certezze vengono a mancare, Keeper risuona come un grido disperato per una sicurezza perduta.

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