Archivio film Cinema News — 01 dicembre 2015

Regia: Michael Showalter

Soggetto: dal cortometraggio Doris and the Intern di Laura Terruso Sceneggiatura: Michael Showalter, Laura Terruso

Fotografia: Brian Bourgoyne

Montaggio: Robert Nassau

Scenografia: Melanie Jones Costumi: Rebecca Gregg

Musica: Brian H. Kim

Interpreti e personaggi: Sally Field, Max Greenfield, Beth Behrs, Wendi McLendon-Covey, Stephen Root, Elizabeth Reaser, Isabella Acres, Tyne Daly

Produttori: Daniel Crown, Kevis Mann, Riva Marker, Jordana Mollick, Daniela Taplin Lundberg Produzione: Haven Entertainment, Red Crown Productions

Coproduttori: Christopher Boyd, Anthony Brandonisio, Dominic Ottersbach Distribuzione: Sony Pictures

Colleziona oggetti della madre morta e ricordi tra scaffali polverosi, prende il traghetto per tornare a casa nel lontano Staten Island di New York e porta fasce per capelli con fiocchi dalle più strambe fantasie. Si direbbe un esemplare da museo. Finché Doris Miller non decide di recuperare la sua vita, ripartendo dal romanticismo. Una commedia femminile come piacciono ora a Hollywood che riporta in scena una grande attrice, la scatenata e intramontabile Sally Field. Dopo due premi Oscar e una carriera ultradecennale, l’attrice di Norma Rae, Le stagioni del cuore e Forrest Gump solo per citarne alcuni, torna sotto i riflettori per interpretare una stralunata sessantenne newyorchese. Comica ma allo stesso tempo seria, l’opera del comedian e sceneggiatore di sitcom statunitense Michael Showalter, si muove su quella sottile linea di confine che gli americani chiamano dramedy. Così, con una risata a volte compassionevole, ma sempre irresistibile si chiude la 33a edizione del Torino Film Festival. Dopo la morte della madre a cui ha dedicato tutta la sua vita, a sessant’anni Doris impara da un seminario motivazionale a non trascurare il risvolto romantico della vita, ma anzi a perseguirlo con convinzione. Poi l’incontro fugace in ascensore con l’attraente trentenne John Fremont (Max Greenfield) che le fa un complimento sui suoi occhiali a occhio di gatto, la manda fuori di sé. Peccato che l’amante dei sogni si rivelerà un suo nuovo superiore al lavoro. Ma Doris non si lascia scoraggiare e seguendo i consigli della nipote quindicenne della sua migliore amica Roz, apre un profilo Facebook falso per studiare la vita di John e trovare informazioni utili per entrare nelle sue grazie. Doris scopre un mondo contemporaneo a lei sconosciuto di cui non conosce il linguaggio e i modi di fare. “Che vuol dire essere una dritta?” Chiede Doris alla sua guru quindicenne. Allora la sessantenne inizia a portare colorati cappellini con visiera, abiti fluo e trucco nero per far le ore piccole. Doris inizia ad andare ai concerti di electropop del gruppo preferito di John, dove viene addirittura reclutata come modella del loro prossimo album. L’anziana signora vintage ed eccentrica diventa una straordinaria attrazione per gli hipster modaioli di Williamsburg. Vive dei loro giudizi crescendo così in autostima. Al diavolo il Thanksgiving con il solito tacchino e la famiglia, meglio una cena con amici da John. All’amica che le rimprovera di trascurare amici e parenti, Doris risponde che bisogna voltare pagina, la vita deve andare avanti e lei sembra voler recuperare ogni minuto perso. Con fierezza e determinazione, senza mai rinunciare a essere se stessa, insegue i suoi sogni, anche quando John si fidanza con la giovane e bionda Brooklyn, o quando il fratello le porta a casa una dottoressa specializzata in dipendenze da oggetti, che le vuol far buttare tutta la spazzatura accumulata in quarant’anni. Ormai l’anziana signora dai vestiti strani è decisa a rilanciarsi nella vita ma deve imparare di nuovo a vivere. I rischi sono alti ma le conseguenze imprevedibili. Perché non provarci allora? Doris è un personaggio tanto irreale quanto verosimile, perfetto per una commedia, spiega il regista che racconta di aver adattato a lungometraggio un corto scritto insieme a Laura Terroso. Sally Field riesce a rendere grandioso anche questo personaggio minimo, un’impiegata d’ufficio fallita e frustrata per cui Showalter non ha ben deciso se avere pena o ammirazione. Spesso non sappiamo se ridere con o di lei, ma Sally Field con esperienza e disciplina riporta lo spettatore a un’innegabile empatia con quella stramba vecchietta. Dunque il buonumore sopravvive alla serietà dei temi trattati: la vecchiaia, la possibilità di cambiare, l’amore in età matura. E la credibilità della storia resiste sotto gli attacchi alla verosimiglianza della commedia. L’esplosione di Doris in lacrime che spiega al fratello di aver sacrificato la propria vita per la madre basta a irraggiare di verità tutta la storia. E farci credere alla stralunata signora dagli occhiali da gatto, che non sa usare Facebook e non sa ballare l’electropop. Non è mai troppo tardi per imparare

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