Archivio film Cinema News — 13 Dicembre 2014

Titolo originale: Magic in the Moonlight

Regia: Woody Allen

Soggetto: Woody Allen

Sceneggiatura: Woody Allen

Cast: Colin Firth, Emma Stone, Marcia Gay Harden, Simon McBurney, Hamish Linklater

Fotografia: Darius Khondji

Montaggio: Alisa Lepselter

Scenografia: Anne Seibel

Produzione: Perdido Productions

Distribuzione: Warner Bros

Nazionalità: USA

Anno: 2014

Durata: 97 minuti

 

 

Per un attimo lo spettatore ci crede. Anche lui, come Stanley Crawford (Colin Fiirth) protagonista del film, getta via tutte le riluttanze e i preconcetti dovuti ad anni e anni di filmografia alleniana e pensa che, dopo i dialoghi sull’amore e l’esistenza di Dio de Il Dormiglione, il cinismo della vita dopo la morte di Amore e guerra, i modelli di’ispirazione di Manhattan e un ateismo (nascosto talvolta nei panni di agnosticismo) decantato, Woody Allen dichiari apertamente, dalla bocca del personaggio interpretato da Colin Firth, l’esistenza di un essere superiore a cui appellarsi nei momenti bui. Per un attimo appunto, quello che separa la preghiera di Stanley per salvare la amata zia in silenzio e il silenzio in lamentela contro le fantasticherie e inno in favore del razionalismo. Magic in the Moonlight, ultima fatica dello stakanovista newyorkese che sforna un film all’anno (ha già dichiarato di lavorare a una nuova pellicola con Joaquin Phoenix ed Emma Stone, sua nuova musa), storia di magia, illusionismo, sensitivismo e amore, è sicuramente uno dei lavori più riusciti dell’Allen del nuovo millennio, secondo solamente ai bellissimi Basta che funzioni e Melinda e Melinda, e conferma uno dei topoi del suo cinema: l’unica magia in questo mondo è l’amore.

Costa Azzurra, 1928. Un famoso illusionista inglese, Stanley in arte Wei Ling Soo, viene contattato da un amico per smascherare una giovane sensitiva, Sophie, sospettata di voler frodare la ricca famiglia Catledge con poteri paranormali che permettono di comunicare con il defunto padre. Impressionato dalle abilità della ragazza, abbandona le certezze razionali di una vita (triste) salvo scoprire tardi la truffa. Ormai è innamorato di lei, e vuole sposarla. Ma è già dichiarata al rampollo Catledge.

Non è tanto la magia l’elemento particolare e riuscito di questa ultima fatica di Woody Allen (44° lavoro per il cinema non contando l’episodio Edipo Re-litto sito nell’opera a tre New York Stories), già trattata brillantemente in Alice, in cui la bella protagonista interpretata da Mia Farrow usufruiva di pozioni magiche ed elisir gentilmente concessi da uno stregone cinese di Manhattan , o La maledizione dello scorpione di giada, in cui lui e Helen Hunt avevano a che fare con un ipnotizzatore, né l’amore o l’utilizzo dei luoghi come personaggi a tutti gli effetti (i bellissimi paesaggi della Costa Azzurra sono più che uno sfondo amoroso per la coppia Firth- Stone, così come Barcellona, Londra, Roma e Parigi non erano ambienti passivi nei precedenti lavori europei di Allen), e nemmeno la brillante sceneggiatura, marchio di fabbrica del regista. Quello che rende riuscito il film è la prova attoriale maschile che, roba non da poco, riesce a sopperire alla mancanza di Woody Allen in commedia alleniana. A parte i citati Melinda e Melinda (grazie all’insospettabile Will Ferrell e la sua ansia sportiva) e Basta che funzioni (con Larry David che sembra nato per interpretare una sceneggiatura del regista newyorkese), i film senza Allen claudicano e si ribellano alle battute come se non potessero essere interpretati da nessun altro; qui, grazie a Colin Firth, non si ha questa sensazione e, anzi, l’inglese riesce a caricarsi sulle spalle il personaggio cinico e pungente e migliorarlo col suo fascino e la sua eleganza. Emma Stone, straordinaria e simpatica, entra nell’Olimpo delle muse alleniane. Sinonimo di qualità, ancora una volta Woody Allen rispetta le aspettative e regala una divertente commedia romantica, con alcune scene indimenticabili (l’osservatorio, la sensitiva e la collana di perle, la proposta di matrimonio). Imperdibile per i fan del regista, dopo l’anteprima italiana nella sezione Festa mobile del Torinofilmfestival.

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