Archivio film Cinema News — 29 Aprile 2020

Oggi vi parliamo di Tornare a vincere (The Way Back, da non confondere con l’omonimo titolo originale del film di Peter Weir con Colin Farrell e Ed Harris), diretto da Gavin O’Connor (Warrior) e interpretato da un Ben Affleck sorprendentemente in splendida forma attoriale.

Ebbene, dopo aver lavorato assieme in The Accountant, O’Connor e Affleck hanno ricongiunto le forze per questo film forse non eccelso ma certamente appassionante e commovente.

Il film è uscito dapprima regolarmente negli States il 6 Marzo dell’anno in corso ma, a causa del nefasto e imprevisto Covid-19 che ha portato forzatamente alla chiusura (speriamo momentanea) dei cinema, la Warner Bros. Italia ha dunque optato per un’immediata distribuzione in streaming. Cosicché, dallo scorso 23 Aprile, Tornare a vincere è disponibile alla visione sui nostri piccoli schermi attraverso molteplici piattaforme digitali. Ed è acquistabile e/o noleggiabile perfino tramite YouTube.

Ovviamente, opportunamente sottotitolato in italiano nel caso non foste dei puristi e amaste invece il doppiaggio nella nostra lingua.

Questa la trama di Tornare a vincere, film della consistente durata di 108 min:

Jack Cunnigham (Ben Affleck) è stato un irripetibile asso del basket e una giovanissima promessa del liceo. Malgrado avesse ricevuto un’invidiabile borsa di studio che gli avrebbe garantito un futuro brillantemente più spianato, Jack, per fare un torto a suo padre che odiò a morte, decise di abbandonare tutto.

Perdendo inoltre suo figlio, morto tragicamente, e venendo abbandonato dalla sua donna di nome Angela (Janina Gavankar).

Al che, malgrado abbia rimediato un modestissimo lavoro come operaio pur di sbarcare il lunario, comincia a trascorrere le sue pigre e mortificanti giornate in totale solitudine, ubriacandosi a morte e iniziando, in maniera sempre più preoccupante, a trascurare innanzitutto ogni amor proprio. Dunque, il suo ex parroco, memore dei suoi fenomenali trascorsi da campione della pallacanestro, gli propone di allenare la squadra giovanile della sua circoscrizione. All’inizio, Jack appare poco convinto di questa allettante ma al contempo impegnativa proposta lavorativa. Ma, dopo un’ennesima sua notte insonne di sbronze e di tormentosi pensieri malinconici, il giorno dopo si reca nella palestra della parrocchia. Grintosamente mosso da un intimo, profondo senso di rivincita atto sia a sconfiggere i suoi atavici demoni interiori angoscianti che a donare coraggio alle grandi speranze di ragazzi difficili che stanno vivendo un’età problematica e assai complessa qual è l’adolescenza. Riconoscendosi forse in loro, in questo suo personalissimo, esistenziale tempo ritrovato, Jack, pur con molte difficoltà e alcuni duri scontri nei confronti non solo dei suoi subalterni inappuntabilmente religiosi ma soprattutto conflittuali nei riguardi della sua anima oramai scissasi fra una pericolosa, tediosa lascivia e una nuova, euforica potenza vitalistica, riesce a portare la sua squadra miracolosamente ai playoff.

A questo punto, per quanto concerne la trama, ci fermiamo qui per non rivelarvi altro. Poiché se sino a questo momento, il film, nonostante molti attimi toccanti e poetici, potrebbe apparire comunque piuttosto in linea coi canovacci delle classiche, già viste vicende di caduta e redenzione, di resurrezione, moralistica miserabilità e pietistica agonizzante, forsanche “agonistica”, enfatica, sì, sportiva e retorica, palesandosi perciò inevitabilmente patetico, in virtù d’un paio di snodi narrativi niente male, forse soltanto leggermente, paradossalmente inverosimili e inaspettati, vista per l’appunto la linearità di una trama molto convenzionale e hollywoodianamente standardizzata, il regista riesce ugualmente a stupirci, evitando nell’ultima mezz’ora le dolciastre, deleterie e insopportabili trappole tipiche di questo genere di film.

Tesi cioè ad emozionare lo spettatore, arruffianandoselo nel circuirlo in maniera furbetta, utilizzando la carta facile del pathos più programmatico e di maniera.

Vale a dire quella che astutamente scatena l’identificativo processo empatico fra lo spettatore e il suo sfortunato attore protagonista con lo scontato espediente della scaltrissima, eppur sempre emozionalmente efficace arma, per l’appunto, della piaggeria melodrammatica.

Tornare a vincere però, a dispetto di ciò, funziona e lascia il segno.

Innanzitutto poiché risulta davvero un progetto attoriale vivamente sentito da un Affleck che pare che abbia chiesto a O’Connor di scrivergli la parte su misura. Infatti, come sappiamo, non di rado Affleck, negli ultimi anni, è caduto in acuta depressione ed è stato svariate volte ricoverato per disintossicarsi dall’alcol.

Nella specularità visceralmente innescatasi fra il suo personaggio della finzione e i suoi recenti problemi reali, Affleck, vivendo con toccante entusiasmo il suo incarnato Jack Cunningham, ha sfoderato un’assai lodevole prova d’attore.

Coinvolgente e, cinematograficamente e non, di grande sensibilità e apprezzabile valore.

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *