Archivio film Cinema News — 15 Luglio 2019

Regia: Josh Cooley

Voci italiane: Angelo Maggi, Massimo Dapporto, Luca Laurenti, Cinzia De Carolis, Corrado Guzzanti, Federica De Bortoli

Durata: 100 min.

A cura di Mario A. Rumor

Come hanno tenuto a spiegare a più riprese i capitoli precedenti della serie Pixar Toy Story, non esiste stabilità nella vita di un giocattolo. Un concetto che mi permetto di estendere anche alle altre due toy story di questa stagione: Annabelle 3 e La bambola assassina (a proposito della quale liberatevi presto dal dubbio e, dopo aver visto Gabby Gabby in Toy Story 4, chiedetevi quale delle due sia più inquietante). Il punto di partenza del quarto capitolo ufficialmente senza più John Lasseter, alla guida ora di Skydance Animation, è il passato: un salvataggio organizzato da Woody al termine del quale però Bo Beep, la bambola di porcellana, viene venduta. Nel frattempo, con Andy cresciuto e al college, tutti i giocattoli sono stati ceduti alla piccola Bonnie, ormai a un passo dal frequentare la scuola elementare. Woody fa di tutto per il benessere della ragazzina, nonostante non sia più il preferito. I guai iniziano quando Bonnie in classe costruisce un giocattolo con una forchetta di plastica pescata tra i rifiuti. Il risultato si chiama Forky (doppiato da Luca Laurenti), ontologicamente convinto di essere immondizia e quindi in cerca del cestino a ogni occasione. Durante un viaggio in camper con Bonnie e la sua famiglia, Forky si getta dal finestrino ma viene poi recuperato da Woody. I due finiscono in un negozio di antiquariato dove conoscono Gabby Gabby, una bambola che nessuno vuole più.

Fatte le debite premesse e prese le opportune distanze di sicurezza, viene da pensare che Bonnie avrebbe fatto un figurone in Inside Out e il qui presente Toy Story 4 ne è un po’ l’equivalente a balocchi con Woody trasformato in riparatore emotivo di umani formato mignon e dei suoi colleghi d’avventura. Un ruolo derubricato parecchio dai più euforici capitoli precedenti (ma lì il colore sentimentale era diverso, tutto assorbito da Andy) che riparte dall’evidenza di notevoli traumi: il timore di essere messi da parte e lasciati nell’armadio, l’addio dell’amica Bo Beep. Qualcuno potrà obiettare che si tratta di qualcosa di congenito, una fisima incrollabile di Woody e soci che soltanto la trascinante forza della fantasia (vedere quanto esplosivo è stato Toy Story 3) in qualche misura ha ristretto sullo schermo quale prodigioso antidepressivo. A conti fatti il meglio se lo accaparra proprio Forky con le sue inconsce ferite esistenziali (è nato da appena un minuto e già tenta di cestinarsi), il primo balocco della serie senza origine né marchio di fabbrica. Un ibrido che accresce il valore simbolico del film e della sceneggiatura scritta a quattro mani dai soliti Rashida Jones e Andrew Stanton, in aggiunta a Will McCormack e Stephany Folsom. All’interno di questa cornice, l’uso narrativo del #MeToo è inoltre destinato a lasciare un segno più marcato e meno vincolato rispetto a quanto visto altrove, proprio grazie alle presenze femminili di Toy Story 4. Merito loro, finalmente, se il film diretto da Josh Cooley ci offre una topografia dei sentimenti e delle emozioni che il magnifico finale riempie di una malinconia definitiva. Ossia l’abbraccio che manca tra padroncina e balocchi, e che invece passa dallo schermo agli spettatori. Tecnicamente siamo al solito luna park di meraviglie digitali, quasi una riscossa nei confronti di alcuni momenti del film che mancano di spessore o dosati con meno originalità rispetto al passato. Toy Story 4 ammicca quanto basta con riferimenti e battute, anche se talvolta esagera con gli sketch: i peluche Bunny e Duckie sono super se ascoltati in originale con le voci di Jordan Peele e Keagan-Michael Key, ma un minor dosaggio non avrebbe offeso nessuno. Soprattutto: il momento del commiato trasuda sincerità e riconoscenza oscurando perfino ogni supposizione sul futuro di Woody e di questa bellissima festa dell’infanzia che proprio non vuole lasciarsi mettere in una scatola e portare via.

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