Archivio film Cinema Eventi News — 19 Gennaio 2019


Natale a 5 stelle di Marco Risi

Qualcuno ricorda Commediasexi con Paolo Bonolis? Uscì timidamente nel dicembre del 2006 senza godere di grandi stime ne da parte della critica, ne da parte dei palati popolari, venendo immediatamente retrocesso alla quinta posizione nel box office dell’anno e successivamente archiviato nel buio del dimenticatoio.

In realtà l’operazione di Alessandro D’Alatri era più sottile di quello che poteva apparire, tentando di inserirsi all’interno del filone
comico-natalizio con un gusto spiccatamente metalinguistico e con toni decisamente più sofisticati rispetto agli standard del genere.

Certo nel complesso è un film traballante, specie per l’ingombrante presenza di un Bonolis epigone di Sordi, ma era un’operazione interessante
anche a livello politico-mediatico, nel mettere in scena gli scandali sessuali di un paese in cui veline, letterine e olgettine erano già pronte a
bussare alla fantomatica villa di Arcore.

Oggi Natale a 5 stelle è la diretta conseguenza di quello che Commediasexi aveva tentato di rappresentare, ma con una marcia in più sia a livello
di riflessione politica che da quello della scrittura filmica.

Uscito a ridosso dell’Immacolata e prodotto da Netflix (nessun’altro ha avuto il coraggio di farlo) Natale a 5 stelle è una pochade politica diretta con
squisita eleganza formale e geometrica precisione farsesca da Marco Risi, in memoria di Carlo Vanzina che avrebbe dovuto essere in cabina di regia,
mentre ha fatto solo in tempo a scriverlo insieme al fratello Enrico.

L’operazione è prima di tutto una sfida al modello tradizionale del cinepanettone, il quale viene smontato totalmente dalla scrittura acuminata
dei Vanzina Bros. e dalla direzione di Risi, che tornato alla commedia dopo vent’anni ripercorre moduli classici di scrittura comica (Giorgio Bianchi
è forse il modello che gli è più vicino).

La pochade delle camere d’albergo è la struttura che serve per mettere in burla non solo il governo gialloverde, ma l’intera classe politica italiana e
sembra quasi di essere tornati agli anni 60, quando un film come Gli Onorevoli di Corbucci nascondeva sotto l’abito della commedia l’attualità
del momento.

Natale a 5 stelle fa proprio questo, racchiude in una cornice da commedia degli equivoci (spesso più teatrale che televisiva) i nomi noti dell’odierna politica, trasformandoli in gustosissime macchiette da operetta.
Su tutti trionfa Massimo Ghini in un ruolo alla Vittorio De Sica, che si esibisce in un campionario mimico-gestuale a tratti esilarante e poi Ricky Memphis, maschera vagamente salviniana e Martina Stella, chiara parodia di Maria Elena Boschi.

Se novembre ci ha donato un cinespumante sgasato (Cosa fai a Capodanno?) e un cinepanforte raffermo (Se son rose ), dicembre è
stato assai generoso a regalarci questo puro spasso scritto e recitato senza la minima propensione alla volgarità intellettuale.

Ghiotta comparsata di Rocco Siffredi e uno scatenato Massimo Ciavarro, leghista cornuto e manesco.

voto: 7

Amici come prima di Christian De Sica

Ci sono voluti ben 13 anni per vedere ricostituita la coppia campione di incassi della commedia natalizia italiana. Massimo Boldi e Christian De Sica, considerati da alcuni i Tom & Jerry del trash cinepanettonesco, non si può dire che abbiano mai veramente fatto coppia fissa, dato che nei precedenti Natale in India o sul Nilo si incontravano quasi sempre a metà film.

Le loro avventure comico-escrementizie si erano chiuse (momentaneamente) nel 2005 con Natale a Miami, dove degustavano testicoli scambiati per polpette in casa di un serial killer.

Se Natale a Miami era la chiusa spenta e sfilacciata di una stagione aurea per il box office (nonchè apoteosi del product placement), Amici come prima è l’autentico epitaffio della coppia, oltre che summa della commedia cafonal-brillante alla Christian De Sica.

Non siamo minimamente vicini al cinepanettone, ne a quello scatologico di Parenti ma nemmeno a quello radical chic di Oldoini e ovviamente il modello
vanziniano centra come i cavoli a merenda!

Amici come prima è un vuoto e senile gioco di coppia, un buddy movie sul travestitismo come possibile mezzo di fuga da una società cinica e arrivista, nonché
strumento per fare autoanalisi e di conseguenza aprire gli occhi sugli altri e sul mondo.

Quello del travestitismo è un autentico leitmotiv che attraversa l’intero cinema di Christian De Sica, un cinema manicheo fatto di Simpatici & antipatici, in cui
i flussi monetari muovono le relazioni oltre che le azioni dei personaggi.

In questo caso si assiste a un continuo saccheggio di gag e situazioni provenienti da Mrs. Doubtfire, con il puntuale riciclo delle smorfie di De Sica en travesti
che sfodera il suo, ormai logoro, repertorio da comico-fantasista, mentre Boldi gli fa miseramente da spalla.

Tra numeri swingati e festini brasiliani si pensa a Bellifreschi e alle sorelle Pistolau di Anni 90 (guarda un pò c’è anche una retata di viados!), mentre la commedia
pretende di essere brillante, satirica e persino malinconica, sotto le paillettes.. quanta tristezza.

voto: 3

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