Archivio film Cinema News — 18 gennaio 2018
Titolo originale: Three Billboards Outside Ebbing, Missouri
Regia: Martin McDonagh
Sceneggiatura: Martin McDonagh
Cast: Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell, Abbie Cornish, Caleb Landry Jones, John Hawkes, Lucas Edges, Kathryn Newton
Fotografia: Ben Davis
Montaggio: Jon Gregory
Musiche: Carter Burwell
Produzione: Blueprint Pictures, Fox Searchlight Pictures, Film4 Productions, Cutting Edge Group
Distribuzione: Fox Searchlight
Paese d’origine: Stati Uniti d’America, Regno Unito
Durata: 115′
A Ebbing, una piccola cittadina nel Missouri, la livorosa Mildred Hayes, madre divorziata con un figlio a carico, non si rassegna al fatto che da circa un anno la polizia locale non abbia ancora scoperto l’assassino di sua figlia Angela, stuprata e bruciata viva. Per scuotere le coscienze delle autorita’ e della piccola comunita’ in cui vive, Mildred decide di affittare per un anno tre cartelloni pubblicitari inutilizzati pagando di tasca propria le spese per affiggere tre frasi con cui tutti gli abitanti di Ebbing dovranno per forza confrontarsi ogni giorno e che costituiscono una sfida aperta alla polizia e ai suoi metodi discutibili.
A cinque anni di distanza dal discontinuo pastiche di “7 Psicopatici”, Martin McDonagh torna in grande forma recuperando le atmosfere malinconiche di “In Bruges – La coscienza dell’assassino” abbandonando pero’ la sospensione onirica di quel film d’esordio per immergersi in un’ordinaria dimensione malsana, squallida e periferica in cui il Male e’ un’entita’ con cui ci si confronta quotidianamente, ma che non e’ altrettanto riconoscibile, definibile e anche affascinante come nel film del debutto summenzionato. Il verbo inglese ‘to ebb’, da cui deriva il nome della cittadina, significa rifluire, declinare, decadere. Non solo la famiglia, la Chiesa e lo Stato (rappresentato emblematicamente dalla polizia) non garantiscono alcuna certezza e non forniscono un solido riparo dalle angosce crescenti che ci pervadono, ma la morte stessa si ammanta di un’aura ancora piu’ malvagia ed imperscrutabile, sottraendosi sistematicamente a qualsiasi tentativo di comprenderne il significato. Non si ripone alcuna fiducia nel lavoro metodico e coscienzioso, la solidarieta’ e’ aleatoria e finalizzata unicamente al proprio tornaconto, non c’e’ gioia nella redenzione e neppure la vendetta riesce ad indicare una direzione precisa in cui incanalare la rabbia e a dare un senso ad una vita governata dalla piu’ totale insoddisfazione e retta da una sistematica diffidenza verso gli altri. Nonostante gli sforzi, tutto sta gia’ precipitando e il volto del proprio nemico non solo non si conosce, ma coincide sempre piu’ spesso con il nostro, aumentando cosi ancora di piu’ il malessere stagnante indotto dalla totale mancanza di punti di riferimento cui ancorarsi. Memorabili tutti gli attori, a cominciare da una superlativa Frances McDormand, una madre arrabbiata e solitaria che non riesce a dare ne a ricevere l’amore del quale ha un disperato bisogno.
Il film ha ricevuto il premio per la  miglior sceneggiatura a Venezia 2017.

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