Cinema News — 20 luglio 2013

Luciano Ercoli è un nome sicuramente familiare per chi ama il bel cinema italiano degli anni Settanta. Celebre soprattutto per i thriller La morte accarezza a mezzanotte, La morte cammina con i tacchi alti, Le foto proibite di una signora perbene, fece anche due incursioni nel cinema d’azione: con il poliziesco puro La polizia ha le mani legate (eccellente) e con il noir Troppo rischio per un uomo solo (1973). Un noir molto sui generis, a dire il vero, in particolare per la forte componente ironica che lo caratterizza. Protagonista è Giuliano Gemma nel ruolo di Rudy Patti, un pilota argentino che vive a Londra. Accusato di aver ucciso la fidanzata Nina (Susan Scott), finisce in carcere e viene fatto evadere da qualcuno che si muove nell’ombra: ricercato dalla polizia, indaga per conto suo e scopre di essere finito al centro di una guerra fra bande rivali, scatenata proprio dalla sua donna che era un corriere della droga. Anche se abbastanza classico, l’intreccio è buono (il soggetto è scritto infatti dallo specialista Ernesto Gastaldi insieme allo stesso Ercoli), ma il film è rovinato purtroppo da una dose eccessiva di ironia, gag e tormentoni: Gemma che chiede una sigaretta o prende il pullman al volo, la spalla Venantino Venantini nei panni di un meccanico balbuziente che parla in romanesco e ne combina di tutti i colori, la bellissima Stella Carnacina che si lamenta per la sua erre moscia, oltre alle battute non troppo originali e reiterate spesso. Sparatorie non ce ne sono (strano per un noir), in compenso abbondano però le scazzottate (fumettistiche e con sonorità da western) e gli inseguimenti, vero punto di forza del film. Realizzati dall’equipe di Remy Julienne, specialista nel settore, spaziano dalla corsa automobilistica iniziale, all’inseguimento fra Gemma in moto e Glauco Onorato in auto, fino al lungo e spericolato inseguimento conclusivo dalla città alla campagna fino all’autodromo. L’azione dunque non manca, ma non è sufficiente per tenere alto il ritmo. Nonostante il titolo roboante, il film ha poco o nulla a che spartire con il vero poliziesco italiano, e si colloca in quella manciata di titoli che vogliono ibridare il noir con la commedia (vedasi, per esempio, anche Un uomo da rispettare di Michele Lupo). La violenza scarseggia, visto che le scazzottate risultano più divertenti che altro (quasi antesignane della coppia Bud Spencer e Terence Hill). Degno di nota il cast: oltre a Giuliano Gemma (carismatico e libero di gigioneggiare a volontà) e ai suddetti Venantini, Carnacina e Onorato, troviamo la splendida Susan Scott (alias Nieves Navarro, moglie di Ercoli), che stranamente esce di scena dopo circa mezzora, Michael Forest (Il cacciatore di squali di Castellari) e numerosi caratteristi e stuntman del cinema italiano (Nello Pazzafini, Omero Capanna, Giovanni Cianfriglia). Le musiche, composte da Gian Paolo Chiti, sono in pieno stile anni Settanta, con melodie jazz-pop alternate a brani da fiera paesana nei momenti comici (in particolare, quando entra in scena Venantini). Nel complesso, un film mediocre, che si lascia gustare volentieri ma dà l’impressione di essere un’occasione sprecata: Ercoli ha fatto decisamente di meglio.


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