Cinema News — 27 gennaio 2014

Titolo: Tutta colpa di Freud
Regia: Paolo Genovese
Soggetto: Paolo Genovese, Leonardo Pieraccioni, Paola Mammimi
Sceneggiatura: Paolo Genovese
Cast: Marco Giallini, Claudia Gerini, Alessandro Gassman, Anna Foglietta, Vittoria Puccini, Laura Adriani, Vinicio Marchioni
Fotografia: Fabrizio Lucci
Montaggio: Consuelo Catucci
Scenografia: Chiara Balducci
Musiche: Maurizio Filardo
Produzione: Medusa Film
Distribuzione: Medusa Film
Nazionalità: Italia
Anno: 2014
Durata: 120 minuti

 

Dallo scorso giovedì nelle sale, Tutta colpa di Freud è la nuova commedia di Paolo Genovese. Dopo il successo di Immaturi e La famiglia perfetta, il regista romano si cimenta in questa pellicola portando sul grande schermo due temi che ha già dimostrato di sentir cari: l’amore e il rapporto tra padre e figli, figlie nel caso specifico. Francesco (Marco Giallini) è, infatti, uno psicanalista alle prese con tre figlie decisamente particolari, tutte afflitte da problemi di cuore: la più grande, Marta (Vittoria Puccini), aspetta ancora il grande amore dopo una serie di delusioni e si ritroverà a chiedere l’aiuto del papà perché invaghita di un ragazzo sordomuto (Vinicio Marchioni) di cui non riesce a decifrare i comportamenti; poi troviamo Sara (Anna Foglietta), figlia lesbica che, sempre per delle delusioni d’amore, decide di diventare etero; infine la più piccola, Emma (Laura Adriani), diciottenne innamorata di Alessandro (Alessandro Gassman), coetaneo del papà in piena “crisi di Peter Pan”, nonché marito di Claudia (Claudia Gerini) la misteriosa donna con il cagnolino di cui Francesco è segretamente innamorato. Una storia e una famiglia complicate, con un padre costretto a crescere da solo le sue tre figlie, che diventano allo stesso tempo anche sue amiche e sue pazienti.

Sullo sfondo di una Roma vissuta nei suoi vicoli e nei suoi viottoli, Genovese ha messo in scena una commedia che non stanca mai, dirigendo abilmente un cast di attori che tirano fuori il meglio di sé. Senza cadere nella volgarità, si va a fare una comicità spesso riuscita su situazioni certamente delicate e che ci accomunano nella vita di tutti i giorni. Così il tema dell’amore omosessuale è affrontano in maniera originale, quasi alla rovescia, con una figlia che vuol tentare di farsi piacere gli uomini e un padre che tenta di farla desistere perché ormai l’accetta come lesbica. Tanto per non cadere in confusione e correre a gridare allo scandalo, è la stessa attrice nel film che ci ricorda come la propria sessualità sia una cosa seria e che non importa se si tratti di amori omosessuali o etero, i problemi di cuori non fanno prigionieri. Riuscito anche il modo di trattare un’altra questione spinosa: tra difficoltà di comunicazione e spigolosità di carattere, Genovese ha rappresentato con profondità le problematiche e l’intimità di una complicata relazione con una persona sorda. Insomma, le cose che funzionano in questa pellicola sono davvero molte. Poche le critiche, una alla musica spesso e volentieri troppo alta nelle scene clou; e una doverosa alla narrazione in voice over, che spesso si sostituisce a quella filmica, guidando lo spettatore nelle varie scene. Probabilmente parte di certe reminiscenze pubblicitarie che, una volta abbandonate, permetteranno al regista capitolino di fare definitivamente il salto di qualità nell’olimpo della commedia italiana.

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