Cinema News — 04 febbraio 2013

Il politicante in carcere Cetto La Qualunque, il pusher Frengo e l’imprenditore leghista Rodolfo sono reclutati dal Sottosegretario, per diventare parlamentari. Semineranno con la loro stupidità lo scompiglio al governo.

Giulio Manfredonia,potete scommetterci sarà rivalutato a dovere dalla critica fra qualche anno, visto che è un regista che sa coniugare realismo cinico,satira grottesca e metafora della volgarità imperante nel Belpaese. Chi scrive vuole bruciare i colleghi sul tempo, in virtù del fatto che il regista romano, nipote di Luigi Comencini, ha fatto una figura dignitosa anche con “E già ieri” (2004), remake del capolavoro “Ricomincio da capo” di Harold Ramis . “Tutto, tutto, niente, niente” non è solo il sequel più perfido vivaddio di “Qualunquemente” ma ne approfondisce le tematiche latenti. Il film non triplica solo i personaggi di Albanese ispirandosi all’irriverenza,alla cattiveria e agli attacchi alle istituzioni di Lenny Bruce del secolo scorso, di cui il comico in questione pare essere l’erede italico.

Un film in cui la tesi “la politica italiana è qualunquista”non soverchia la narrazione ma ne è la diretta conseguenza: i tre deficienti assunti nel parlamento, dove nella realtà e non nella fiction un onorevole naviga sulla rete per i fatti suoi,mentre si discute un disegno di legge, l’ottusità leghista della discriminazione razziale verso la gente di colore in favore della Secessione e guarda caso il film vede la luce sul mercato insieme ad altri film sull’argomento come “Django Unchained” e “Lincoln”, i cul de sac ideologici e gli inciuci del potere, le ipocrisie clericali si scontrano non tanto con una concezione idealistica del nostro paese ma con i sogni e i bisogni di una classe politica conciata anche nell’apparenza come la dittatura televisiva di “Hunger Games” (v.il sottosegretario del superbo Fabrizio Bentivoglio e il vorace premier del guru Paolo Villaggio) che conduce appunto un gioco al massacro, dove i tre “candidi” sono tesi fra una concezione capitalistica dei corpi (Cetto La Qualunque e i suoi rapporti con il gentil sesso), l’ammicco alla droga come volano dell’affermazione sociale e professionale. Monologhi fulminanti (il valore della famiglia alternativa davanti ai prelati), corruzione diffusa capillarmente e il resto viene da sé.Albanese e Manfredonia usano l’affronto come dedizione utilitaristica alla regola del sindacare sull’operato dei signori di Montecitorio, lo studio competitivo dei rapporti fra Chiesa e Stato dopo i Patti Lateranensi. Un atto d’accusa dove l’ingenuità del cretino denuda con l’irriverenza ogni dittatura di destra o sinistra fieramente al maschile,importante restituzione di un punto di vista pericoloso o parzialmente negato.

Voto: 8

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