Cinema News — 30 giugno 2014

Titolo:  Under The Skin
Regia: Jonathan Glazer
Soggetto e sceneggiatura: Walter Campbell, Jonathan Glazer (dal romanzo omonimo di Michel Faber )
Montaggio: Paul Watts
Scenografia: Hubert Pouille
Musiche: Mica Levi
Cast: Scarlett Johansson, Antonia Campbell-Hughes, Paul Brannigan, Krystof Hadek, Robert J. Goodwin, Scott Dymond, Michael Moreland, Jessica Mance, Jeremy McWilliams
Produzione: Film4, BIF
Nazionalità:  Inglese, americana
Anno: 2013
Durata: 108 minuti

Presentato alla scorsa edizione del Festival di Venezia Under The Skin ha diviso critica e pubblico, ma al di là di qualunque valutazione qualitativa è  uno dei film più insoliti  degli ultimi anni.

Glazer ha adattato l’omonimo romanzo di Michel Faber scarnificando la trama (anche per ragioni di budget) per concentrarsi su ciò che riteneva essenziale.  Non è un caso che ci siano voluti 12 anni, dal momento in cui ha letto il libro a quando ha girato, per trovare il suo “stile”.

La sua idea è stata quella di girare una sorta di docu-candid per le strade di Glasgow.
Ma l’ intuizione vincente è stata quella di far recitare il ruolo di protagonista ad una star hollywoodiana come Scarlett Johansson, la quale si è affidata totalmente e generosamente al regista offrendo una performance indimenticabile. Nella prima parte infatti riesce a trasmettere distacco e disagio, mentre successivamente empatia e tenerezza. A questo proposito una delle sequenze più intense la vede protagonista con un ragazzo (realmente) deformato al viso con il quale instaura una comunicazione autentica oltre ogni pregiudizio “umano”.

Le ossessioni di Cronenberg sulla mutazione della pelle umana si incontrano con il feticismo hitchcockiano della femme fatale, che lungi dallo svelare l’inconsistenza della donna creata dalla fantasia maschile (vedi La donna che visse due volte) mostra la miseria dell’universo erotico maschile. Per questo il film può inserirsi in una prospettiva “femminista”: è vero che propone una rappresentazione stereotipata dei generi ma allo stesso tempo la sua messa in scena destabilizzante e per certi versi scioccante fa sorgere degli interessanti spunti di riflessione.  Non ultimo il fatto che uno dei più grandi sex symbol del mondo, quale Scarlett Johansson, risulti volutamente fredda e priva di qualunque sensualità.

Under The Skin come Inland Empire (2006) di David Lynch fissa un punto di non ritorno del concetto di “visione” nella sua dimensione ontologica. Ciò che sorprende infatti, a parte il finale che per molti spettatori è già noto fin dall’inizio, è il modo di strutturare il tempo e lo spazio dell’inquadratura, che sfida l’abituale  percezione della realtà: l’immagine più evidente può nascondere un abisso indecifrabile.

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