Archivio film Cinema News — 19 Gennaio 2021

Regia: Christian Petzold 

Genere: Drammatico

Sceneggiatura: Christian Petzold

Fotografia: Hans Fromm

Cast: Paula Beer, Franz Rogowski, Maryam Zaree, Jacob Matschenz.

Produzione: Florian Koerner von Gustorf, Michael Werber

Nazionalità: Germania/Francia

Anno: 2020

Durata: 90 minuti

Nel corso degli ultimi dieci anni, il regista tedesco Christian Petzold si è affermato come uno dei nomi di punta del cinema europeo contemporaneo con dei melodrammi (La scelta di Barbara, Il segreto del suo volto e La donna dello scrittore) tanto elaborati dal punto di vista intellettuale quanto sobri da quello estetico/stilistico. E se la stratificazione tematica risulta il punto di forza della sua filmografia, la freddezza della regia ne è invece l’elemento di debolezza, in quanto rischia spesso di trasformarsi in una piattezza formale che non sa esprimere tutto il potenziale drammatico ed emotivo delle storie raccontate. In questo senso, la sua ultima fatica Undine – Un amore per sempre rappresenta un passo avanti, in quanto riesce a unire maggiormente la complessità contenutistica del suo cinema agli aspetti più empatici e viscerali tipici del mélo.

La protagonista del film è appunto Undine, una conferenziera di Berlino che lavora per una mostra di modelli architettonici volta a mostrare i cambiamenti urbanistici attraversati dalla Capitale nel corso della sua storia recente. Disperata per essere stata lasciata dal suo compagno, la donna conoscerà durante una delle sue lezioni Christoph, un subacqueo industriale grazie al quale supererà la propria crisi e con cui vivrà una storia d’amore intensa, anche se non priva di elementi indecifrabili e surreali.

Ispirata alla leggenda delle ondine (creature simili alle sirene), l’opera ha come elemento centrale l’acqua, che, infatti, ritorna più volte durante il racconto tra acquari che s’infrangono, piscine dove avvengono vendette e immersioni subacquee nelle quali appaiono elementi misteriosi al confine tra realtà e immaginazione. E se la funzione narrativa di tale elemento è quindi evidente (qui l’acqua fa nascere nuovi amori, fa superare crisi interiori e da anche la morte), altrettanto importante è la sua incisività nel risultato complessivo del film, del quale fa emergere il lato più affascinante ed emotivo.

Infatti, è soprattutto nelle sequenze “acquatiche” che Petzold riesce a sottolineare le evoluzioni psicologiche dei protagonisti e a marcare gli elementi più romantici e misteriosi della storia narrata, si pensi all’immersione finale, dove l’autore cita la famosa scena subacquea de L’Atalante di Jean Vigo mettendo in risalto i sentimenti dei personaggi e trasmettendo al film quel tocco surreale e fantastico che contribuisce al suo fascino.

E se il lato emotivo è qui rappresentato dall’acqua, l’aspetto più intellettuale è costituito invece dall’interessante parallelismo tra la vicenda urbana di Berlino e quella dei personaggi al centro del racconto. Infatti, come spiega Undine durante una sua relazione, la Capitale tedesca ha attraversato una storia recente di distruzione e ricostruzione tra seconda guerra mondiale, divisione tra Est e Ovest e riunificazione degli anni Novanta. E in fondo – proprio come la città – anche i protagonisti e le loro vicissitudini sentimentali attraversano fasi di nascita, morte (e lutto) e rinascita, spesso segnata da un nuovo amore. Un parallelismo, quello tra Storia ufficiale e storie individuali, con cui il regista tedesco riflette sul flusso stesso della vita, costituito da meccanismi di costruzione, distruzione e ricostruzione che si succedono e si ripetono costantemente.

In tale direzione, Petzold porta avanti il discorso cominciato con il precedente La donna dello scrittore, anche questo intento a riflettere sulla ciclicità della Storia (e dell’esistenza) tramite un lavoro visivo e intellettuale sul paesaggio urbano, i suoi edifici, le sue caratteristiche e i suoi cambiamenti.

Con Undine, l’autore tedesco riesce dunque a mantenere una certa coerenza tematica facendo al tempo stesso evolvere il proprio stile filmico senza rinunciare alla sostanziale asciuttezza della regia, ma sottolineando con più efficacia gli elementi romantici e misteriosi di una storia al confine tra reale e immaginario, concreto e onirico, realizzando così un’opera sofisticata dal punto di vista tematico e intrigante da quello formale ed emotivo.

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