Archivio film Cinema News — 23 Luglio 2018

Regia: Steven Soderbergh
Genere: Thriller
Sceneggiatura: Jonathan Bernstein, James Greer
Fotografia: Steven Soderbergh
Cast: Claire Foy, Juno Temple, Amy Irving, Joshua Leonard, Jay Pharoah, Aimee Mullins.
Produzione: Dan Fellman, Joseph Malloch, Ken Meyer, Arnon Milchan.
Nazionalità: Stati Uniti d’America
Anno: 2018
Durata: 98 minuti

Sawyer Valentini (Claire Foy) è una trentenne che lavora nel ramo finanziario, campo in cui eccelle e nel quale potrebbe fare presto carriera. Un traguardo che viene però ostacolato dall’ossessione della donna per un suo vecchio stalker che crede di vedere (o vede?) in qualsiasi luogo. Un disturbo per il quale Sawyer si reca da una terapeuta che la farà però chiudere in un ospedale psichiatrico contro la sua volontà. E proprio in tale contesto, la protagonista incontrerà nuovamente l’uomo che la tormenta.

Dopo il caper-movie leggero ma dai connotati sociopolitici “La truffa dei Logan”, Steven Soderbergh torna alla regia con un film dalle atmosfere decisamente più inquietanti e claustrofobiche: “Unsane”, lavoro molto particolare anche sotto il profilo tecnico, in quanto totalmente girato con l’Iphone.

Al contrario di come si potrebbe immaginare dall’uso di questo mezzo, non siamo di fronte a un’opera stilisticamente “sperimentale”, magari composta esclusivamente da primi piani o ricca di movimenti di macchina bruschi o semi-improvvisati, ma ci troviamo invece davanti a un lavoro dalla messa in scena controllata e complessivamente tradizionale, che intende però al tempo stesso immergere lo spettatore nella mente turbata della protagonista.
Qui, infatti, la regia di Soderbergh crea un’atmosfera tesa e angosciante che diventa il diretto riflesso della psiche della donna. Un effetto permesso soprattutto dal costante ricorso a inquadrature grandangolari che, deformando lo spazio, restituiscono la percezione distorta di Sawyer e trasmettono quel senso d’inquietudine che alleggia per tutta l’opera.
Scelte registiche che minano inoltre la credibilità stessa della vicenda (già poco verosimile di suo, soprattutto nella seconda parte), in quanto suggeriscono che almeno una porzione di quello che ci viene mostrato possa essere il frutto della mente disturbata della giovane donna, come si può evincere anche dalla sequenza finale. Una serie di fattori che rendono ambiguo il confine tra realtà e immaginazione, fatti veramente accaduti ed eventi soltanto percepiti.

Ma se si escludono le opzioni formali citate, “Unsane” è nel complesso un’opera abbastanza classica e lineare, in quanto narra la vicenda in maniera chiara e comprensibile, dando spazio così anche ad altre possibili analisi e interpretazioni, tra cui quella politica, forse un po’ forzata ma comunque coerente con parte dello sviluppo narrativo.
Infatti, il film si può leggere anche come una riflessione sui danni prodotti dal capitalismo, in quanto, da un lato, descrive una struttura ospedaliera troppo legata al profitto (qui alcuni personaggi vengono ricoverati solo per prendere i soldi dalla loro assicurazione), mentre dall’altro ha come protagonista un’impiegata arrivista e senza scrupoli che diventa a sua volta vittima del sistema economico da lei stessa sostenuto. Un circolo vizioso che rende evidente quanto tutti noi siamo potenzialmente succubi di una società e di un’ideologia che vede il denaro al centro del proprio universo.

Tutti elementi che fanno di “Unsane” un thriller interessante e stratificato, che se a livello tematico sta a metà strada tra lo psicanalitico e il socio/politico, a livello tecnico e linguistico sta al confine tra sperimentazione e classicismo, modernità e tradizione. Merito di una sceneggiatura e, soprattutto, di una regia capaci tanto di raccontare una storia quanto di rappresentare in modo diretto e originale le distorsioni della mente umana. E in tale direzione, va citata anche la buona interpretazione di Claire Foy, capace di esprimere con il suo volto la profonda psicosi che attanaglia la protagonista.

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