Cinema News — 02 marzo 2013

Canada/Francia, 2012

Regia: Juan Solanas

Cast: Jim Sturgess, Kirsten Dunst, Timothy Spall, Blu Mankuma, Nicholas Rose, Vlasta Vrana, Kate Trotter

Durata: 107’

Distribuzione: Notorious Pictures

È interessante constatare come il concetto di “attrazione” possa avere, tra i molti significati, sia un’accezione scientifica, sia psicologica. In Fisica “attrazione” sta ad indicare quella forza – comunemente conosciuta come “forza di gravità” – che tende ad avvicinare un corpo ad un altro; in psicologia l’attrazione è invece quella spinta propulsiva, solitamente di connotazione sessuale, che porta un individuo ad interessarsi ad un altro, perché appunto sessualmente attratto. Se ci pensiamo bene, “corpo” e “individuo” possono tranquillamente apparire come due sinonimi, avvicinando più di quanto si possa considerare il concetto di attrazione gravitazione a quello di attrazione fisica. Il regista di origine argentina Juan Solanas con “Upside Down” si diverte proprio a mescolare queste diverse connotazioni del termine “attrazione” creando un film che tenta di districarsi tra fantascienza e commedia romantica.

In un lontano sistema solare ci sono due pianeti vicinissimi tra loro, uno sopra l’altro, e malgrado condividano lo stesso Sole, ognuno dei due ha una propria gravità. Il piccolo Adam, diretto in cima al monte che sovrasta la casa di sua zia per raccogliere il miele delle api rosa, incontra fortuitamente Eden, una sua coetanea che vive nel mondo sovrastante. I due si incontrano proprio in un punto in cui i due mondi si sfiorano e si innamorano a prima vista. Il rapporto tra i due, che con il passare degli anni si riempie di passione, è però contrastato dalle leggi che regolano i due mondi, secondo le quali individui appartenenti ai due diversi mondi non possono frequentarsi, non solo per una questione pratica di carattere gravitazionale, ma anche perché il mondo di sotto è subordinato a quello di sopra secondo una ferrea regola a classi sociali. L’amore di Adam e Eden va oltre questi principi e quando i due vengono scoperti si mettono in serio pericolo.

Quello che colpisce maggiormente di “Upside Down” è sicuramente l’aspetto visivo di cui si fa immediatamente forte. Magnifici paesaggi, realizzati con una convincente computer grafica, che mostrano densissimi scorci naturali e metropolitani che trovano un corrispettivo simile nel cielo: città, foreste e oceani capovolti a seconda della prospettiva da cui si guardano. Due mondi che si fiorano e si incontrano solo in Trans World, una gigantesca torre costruita per volere degli abitanti del mondo di sopra per permettere l’estrazione delle risorse petrolifere del mondo di sotto (che poi vengono puntualmente rivendute a prezzo salato agli abitanti del mondo di sotto). La fascinazione visiva è dunque la prima cosa che cattura l’attenzione dello spettatore, a cui va sicuramente unita la validità e l’originalità dell’high concept che sta alla base di questo film. Il regista ha spiegato che l’idea di “Upside Down” (ma anche dell’altro suo film “Nordeste” e del suo primo corto “L’homme sans tete” (che qui viene verbalmente citato) arriva da un sogno, o meglio da un’immagine ben precisa che ebbe una mattina al suo risveglio, ovvero due montagne invertite che si fronteggiano, una sotto l’altra. Questa “visione” – che in una scena del film è chiaramente riproposta e rappresenta anche il luogo in cui i due protagonisti si incontrano – ha ossessionato Solanas, spingendolo a riflettere sul concetto di “sottosopra” che sta poi alla base dei suoi lavori e diviene esplicitamente centrale in “Upside Down”.

Il film di Solanas è dunque questo: una bella idea e uno spettacolo per gli occhi.

Però non si va troppo oltre questi dati e si ha costantemente la sensazione che lo stesso regista – anche sceneggiatore del film – si adagi fin troppo sull’iniziale genialità e originalità del soggetto, dimenticando che per rimanere nel cuore e nella testa dello spettatore bisogna anche strutturare una trama un po’ più pregnante. La base fantascientifica di “Upside Down” è predominante e le viene affiancata questa storia d’amore impossibile che va riflettere sulla distinzione sociale e sul concetto classista di sfruttatori e sfruttati. La storia dei novelli Romeo e Giulietta è un po’ banale, a dire il vero, e non si riesce mai veramente ad appassionarsi alle peripezie amorose del determinato Adam e della smemorata Eden, che in più di un’occasione appare troppo artefatta e perennemente oscurata dai mirabolanti effetti visivi. Anche la “legge” che regola l’interazione tra i due mondi è spiegata e portata in scena in modo fin troppo superficiale, visto che Adam riesce subito continuamente a infrangerla aggirando con una facilità incredibile la sorveglianza – che sembra non esserci – che dovrebbe regolare i passaggi tra il mondo di sopra e quello di sotto.

C’è dunque qualche cosa nel meccanismo narrativo di “Upside Down” che non convince del tutto e quindi conviene abbandonarsi completamente a tutto il resto per godersi questo film, dal momento che comunque di buone cose sa offrirne. Ci sono alcune scene, come i primi incontri tra i due innamorati sul monte oppure la spettacolare sequenza della fuga di Adam dal mondo di sopra, che lasciano davvero a bocca aperta; anche la cura scenografica è notevole, grazie all’idea di distinguere nettamente i due mondi per costruzioni architettoniche, grado tecnologico e stato di degrado, a svantaggio del mondo di sotto, naturalmente. I due attori protagonisti appaiono abbastanza convincenti, soprattutto Jim Sturgess, visto di recente in “La migliore offerta” di Tornatore, che veste i panni di un ragazzo sognante che mette l’amore davanti a ogni cosa; Kirsten Dunst soffre invece del fatto di non essere il punto di vista dello spettatore, risultando in più di un’occasione il “premio da conquistare” del protagonista.

Insoddisfacente il finale, inutilmente portato avanti alla ricerca di un happy end per almeno una decina di minuti di troppo con i quali si sviluppano in modo frettoloso e confuso alcuni nodi che avrebbero meritato ben altro spazio per essere compresi a fondo.

Upside Down” è quindi un film che convince in parte, sempre attento all’incredibile e spettacolare aspetto visivo e comunque forte di un’idea originale e affascinante, che però va poi a perdersi in uno sviluppo narrativo superficiale e un finale che avrebbe dovuto essere ripensato.

Voto: 6


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