Archivio film Cinema News — 20 ottobre 2013

VALLADOLID. All’insegna del cinema indipendente, la 58 Seminci ha preso il via nella storica cittá dei re cattolici, consegnando spighe d’oro alla carriera a Jacques Audiard e a Paul Schrader per mano di Marisa Paredes. E subito il primo film della sezione ufficiale, Tots volem el millor per a ella, (Per lei tutti vogliono il meglio), secondo film di Mar Coll, 32 anni, di Barcellona. Il primo, “Tre giorni in famiglia”, vinse il premio Goya per la migliore regia nel 2009.

Il direttore della Seminci, Javier Angulo, era preoccupato perché il film rischiava di non essere pronto per l’inaugurazione. Invece la prima mondiale si è tenuta ieri sera accolta da una marea di applausi. Non sempre il giudizio della critica coincide con quello del pubblico, tuttavia va detto che , questa crisi di una coppia sulla quarantina, scoppiata dopo 15 anni di matrimonio in seguito a un incidente nel quale lei ha subito lesioni fisiche e soffre di vuoti di memoria, scorre agevolmente.

Imperniato sulla presa di coscienza della donna, Geni, (Nora Navas) che dopo un anno di riabilitazione non desidera riprendere la vita di prima, il film naviga in un clima esistenziale. Geni, infatti, si rende conto che in quindici anni non ha mai viaggiato, e scopre anche l’atteggiamento superficiale del marito architetto. L’incontro con una compagna di liceo, donna libera e forte rientrata da poco dalla Germania, e in cerca di lavoro, le suggerisce un futuro differente.

Un susseguirsi di scene di famiglia e di piccole ribellioni della protagonista scorrono in maniera pacata fino alla fine, poco piú di cento minuti. E qui si ha la sensazione di una spaccatura. Una scelta libertaria, sicuramente impraticabile, romantica e improbabile, chiude il film. Geni lascia tutto e tutti per iniziare una nuova vita altrove, malgrado i suoi problemi di salute, fisica e mentale.

 

In concorso anche l’anteprima di un altro film spagnolo, Presentimientos di Santiago Tabernero. Sceneggiatore che ha passato da poco la cinquantina, vinse il premio del pubblico della 50 Seminci col film “Vida y color”.

Da un romanzo di Clara Sánchez, che ha appena vinto il Premio Planeta, il regista affronta un’opera complessa che si svolge su piú piani. Due giovani della classe media, Julia e Felix, sposati da poco e con un figlio di pochi mesi, vanno in vacanza al mare per rinforzare un legame che sta perdendo colpi. Giunti al club vacanze, Julia prende la macchina per recarsi in farmacia. Un violento temporale la porta fuori strada, le rubano la borsa, e lei si ritrova vicino a un faro, senza soldi e senza benzina.

Successivamente Julia è in coma in un ospedale da dove informano il marito. Durante la degenza assistiamo in flash back alle disavventure di Julia, alle insistite profferte di un playboy e alle reiterate ricerche del bungalow, uguale a centinaia, e praticamente introvabile. Felix, dapprima incredulo e sorpreso, avvia poi ricerche per risalire all’incidente. Il film segue i due racconti fino a intersecarsi nel finale. La laboriosa narrazione iniziale tende ad avviarsi su binari piú agevoli. La disavventura, tra realtá e irrealtá, si configura come una cronaca non bella, né brutta, di un momento di crisi interpretato da Marta Etura e da Eduardo Noriega.

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