Archivio film Cinema News — 28 novembre 2013

Regia: Roman Polanski

Cast: Mathieu Amalric, Emmanuelle Seigner,

Paese: Francia

Durata: 96′

Anno: 2013

Tratto dall’omonima pièce teatrale di David Ives “Venere in pelliccia” è ambientato in un teatro parigino dove Thomas (Mathieu Amalric) autore e regista teatrale, sta facendo provini per trovare l’attrice protagonista per uno spettacolo tratto dal romanzo di Leopold von Sacher-Masoch. Mentre si sta lamentando al telefono irrompe Vanda (Emmanuelle Seigner) che vestita in modo volgare e grondante di pioggia gli chiede di sostenere il provino. Thomas rifiuta perché convinto della sua inadeguatezza e solo dopo un’ estenuante insistenza acconsentirà a provare una scena con lei. Non appena pronuncia le prime battute, Vanda si trasforma nella donna colta e crudele del romanzo di Masoch, dando inizio ad un raffinato gioco di potere e seduzione in cui si susseguono battute caustiche e metateatrali.
Il film girato interamente in un ambiente chiuso mette in scena un rapporto vittima/carnefice che nella sua intensità drammaturgica ricorda “La morte e la fanciulla” (1994) mentre in quella erotica “Luna di fiele” (1992). Si tratta di una relazione reversibile in cui i ruoli si scambiano in modo repentino abbattendo tabù culturali e mischiando identità antitetiche. Merito anche della complicità tra i due attori, che hanno già lavorato insieme ne “Lo scafandro e la farfalla” di Julian Schnabel. Una bella rivincita per Emmanuelle Seigner, che dopo essere stata considerata per anni solo “la bella compagna di Polanski” finalmente ha avuto la possibilità di dimostrare la sua poliedrica bravura.
Dopo il mediocre “Carnage” Polanski è tornato a lavorare su un terreno a lui più congeniale che gli ha permesso di sperimentare un linguaggio più ardito e ricercato. L’atmosfera del film risulta esteticamente decadente e la struttura particolarmente complessa grazie all’intersecarsi di tre livelli narrativi (il libro di von Sacher-Masoch, la pièce teatrale di David Ives e la sceneggiatura) ai quali potrebbe esserne aggiunto un quarto rappresentato dal fantasma della relazione “reale” tra Seigner e Polanski.
Tra i vari pregi del film si può annoverare quello di aver fatto (ri)scoprire uno scrittore particolare come Leopold von Sacher-Masoch che pressoché sconosciuto ha ispirato il famoso termine “masochismo”. Le dinamiche relazionali descritte nella sua opera ancora oggi risultano attuali, non solo in ambiente BDSM e non mancano di suscitare qualche critica, come quella femminista presente anche nel film, che riguarda il ruolo della donna, percepita come oggetto e non soggetto del desiderio.

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