Cinema Eventi News — 28 agosto 2014

“Non mi interessa parlare dell’omicidio. Mi interessa cercare di raccontare l’uomo: un marxista, cattolico, contrario ai metodi contraccettivi che rimorchiava ragazzini la sera e viveva con sua madre”.

All’interno di un personaggio così contraddittorio, Abel Ferrara non può che trovare gli stimoli per realizzare un opera personalissima e contraddittoria a sua volta. Sceneggiato da Maurizio Braucci con il regista e interpretato con impressionante adesione da Willem Dafoe nella parte del poeta, Pasolini si preannuncia come un film fuori dagli schemi, rispettando l’estetica e la poetica del cineasta newyorkese. Un film che, indagando l’uomo, ricerca la verità (come è per il precedente Welcome to New York su DSK) non tanto quella di carattere giudiziario (di cui, francamente, a Ferrara importa poco o nulla), quanto quella umana e morale di un uomo che con la sua opera ma anche con il suo comportamento (comunque la si pensi) ha segnato, indelebilmente, un’epoca e che da “profeta” ha visto prima di ogni altro il baratro che si apriva di fronte alla società italiana alla fine degli anni ’60.

L’altro tema caro a Ferrara è l’indagine sul cinema, sulla sua natura e la sua essenza, ed ecco quindi che nel film compaiono le ricostruzioni di alcune scene del romanzo Petrolio e, soprattutto, alcune riguardanti l’incompiuto pasoliniano Teo-Porno-Kolossal, film scritto all’epoca per Eduardo De Filippo nel ruolo del Re Magio Epifanio che in compagnia di Nunzio (suo angelo custode travestito) si mette in viaggio dietro la Stella Cometa che annuncia la nascita del Messia. Pasolini è un film che farà comunque parlare e rianimerà e surriscalderà gli animi tanto dei detrattori quanto dei sostenitori dell’opera dell’artista emiliano. E già solo per questo, per il far si che un film torni a far discutere (anche sguaiatamente, non ha importanza) bisogna essere grati ad Abel Ferrara. Non resta che aspettare e vedere l’effetto che fa.

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