Archivio film Cinema Eventi News — 09 settembre 2017

Titolo: Il colore nascosto delle cose

Regia: Silvio Soldini

Sceneggiatura: Doriana Leondeff, Davide Lantieri, Silvio Soldini

Cast: Valeria Golino (Emma), Adriano Giannini (Teo), Anna Ferzetti (Greta), Arianna Scommegna (Patti), Laura Adriani (Nadia), Andrea Pennacchi (Paolo), Valentina Carnelutti (Stefania)

Fotografia: Matteo Cocco

Scenografia: Marta Maffucci

Musiche: Gian Luigi Carlone

Produzione: Cristiana Mainardi, Hengameh Panahi, Simona Benzakein, Antonella Viscardi

Nazionalità: Italia / Svizzera

Anno: 2017

Durata: 115 minuti

Cosa succede quando scocca la scintilla fra una bella donna non vedente e un partner che non solo ci vede benissimo, ma è anche un donnaiolo incallito? Può funzionare, o è una storia destinata a fallire? Intorno a queste domande ruota il nuovo film di Silvio Soldini, Il colore nascosto delle cose, presentato fuori concorso alla 74esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica a Venezia. Una storia che sconfina nelle grandi sfide che la vita pone a ciascuno: c’è sempre un imprevisto – un incontro, un trauma, ecc. – che può dare una svolta e innescare il cambiamento.

Il film beneficia di un’ottima scelta dei due attori protagonisti. Adriano Giannini interpreta Matteo detto Teo, un pubblicitario quarantenne, belloccio e di successo. Lo vediamo fin dall’inizio saltare dal letto dell’amante, Stefania, a quello della compagna ufficiale, Greta. Sorride, racconta un mare di bugie, ma in realtà è in fuga da se stesso. Ha un rapporto complicato con le donne, perché da piccolo ha vissuto l’abbandono del padre e il “tradimento” della madre, che si è trovata un nuovo compagno. Quest’esperienza ha reso Teo un adulto incapace di amare.

E poi c’è Emma (Valeria Golino), cieca dall’età di 17 anni, che rompe con ogni stereotipo che potremmo avere su chi è afflitto da un così grave handicap. In linea con tanti personaggi interpretati dalla Golino, Emma è una che non si arrende, non cerca la pietà altrui, si muove nel mondo a testa alta. Ha trovato la felicità in un matrimonio che è però finito, come può accadere a chiunque, e vive con passione il suo lavoro di osteopata.

Due mondi diametralmente opposti, Emma e Teo. Lui superficiale e bugiardo, lei forte e sincera. Si incrociano casualmente in un incontro di “Dialogo nel buio”, a cui Emma partecipa come non vedente per raccontare ai vedenti il suo mondo e le sue sensazioni. Per Teo, all’inizio è una scommessa divertente: deve metterci tutte le sue doti di seduttore per conquistare una donna che non può vedere il suo bel fisico, il suo sorriso, le sue moine. Per riuscirci, inizia a frequentare lo studio di Emma come cliente. Metterle fra le mani il suo corpo per curarlo si rivela un’ottima mossa per entrare in confidenza.

Emma accetta quella che all’inizio sembra un’amicizia e poco alla volta diventa una relazione avvolgente. Finché Teo giunge davvero a un bivio. Non può continuare a essere quello che è sempre stato perché Emma – la bella cieca che doveva essere solo un trastullo, l’ennesima preda per il suo carniere – riesce a smuovere i suoi sentimenti, mettendolo in difficoltà.

Il colore nascosto delle cose ci rimanda a qualcosa che “non appare immediatamente agli occhi, ma che può svelarsi o rivelarsi in seguito”, come dice il regista. Magari quando si smette di fuggire da se stessi, come fa Teo, accettando di fare i conti con il proprio cuore.

Nei panni di Emma, Golino offre un’ottima interpretazione. I suoi occhi chiari sono opacizzati dalle lenti a contatto ed è estremamente convincente anche nei movimenti. Giannini è carnale al punto giusto, perfetto nel ruolo del seduttore. Intorno a loro, ruotano personaggi minori nella trama, che danno comunque valore aggiunto. Come Patti, interpretata dalla brava Arianna Scommegna, un’ipovedente veneta piena di voglia di vivere e dotata di grande umorismo e autoironia.

Perché raccontare una storia di handicap? Questo film nasce sulla scia del documentario Per altri occhi (2013) che ha avvicinato Soldini al mondo dei non vedenti. «Tramite quel film ho incontrato persone straordinarie, vitali, determinate, curiose, coraggiose… la cui unica paura era che il mio sguardo su di loro potesse indugiare nella pietà», ha dichiarato il regista. «Al cinema i personaggi ciechi esistono, ma sono spesso tratteggiati in modo scontato, o sono arrabbiati con il mondo, o sono lì per suscitare pietà, o servono al racconto perché hanno talmente sviluppato gli altri sensi da sembrare persone con super poteri». Se l’obiettivo era uscire da questi luoghi comuni, Il colore nascosto delle cose ci riesce perfettamente.

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