Archivio film Cinema News — 02 Settembre 2016

Titolo: Orecchie
Regia: Alessandro Aronadio
Sceneggiatura: Alessandro Aronadio
Fotografia: Francesco Di Giacomo
Montaggio: Roberto Di Tanna
Musiche: Santi Pulvirenti
Scenografia: Daniele Frabetti
Cast: Daniele Parisi, Silvia D’Amico, Pamela Villoresi, Ivan Franek, Rocco Papaleo, Piera Degli Esposti, Milena Vukotic
Produzione: Matrioska
Origine: Italia
Anno: 2016
Durata: 90 minuti

Presentato in anteprima alla 73a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, nell’ambito di Biennale College, Orecchie è il secondo lungometraggio del palermitano Alessandro Aronadio, dopo Due Vite per Caso (2010), presentato al Festival di Berlino.
Girato in bianco e nero e felicemente percorso da una comicità irriverente e arguta, che attraverso il grottesco rivela il surreale e l’assurdo di una quotidianità sempre più insostenibile, il film racconta la rocambolesca giornata di un uomo che si sveglia con un fastidioso fischio all’orecchio. Cercando di andare all’origine dell’insopportabile disturbo, il protagonista finirà per interrogare se stesso e il suo rapporto con gli altri e con il mondo, aprendosi a un imprevisto esame di coscienza che gli imporrà di mettere in discussione il proprio punto di vista su molte cose.

L’attore Daniele Parisi, al suo esordio sullo schermo, dà vita a un personaggio credibilissimo, che cerca di barcamenarsi senza troppa convinzione tra le difficoltà e gli imprevisti quotidiani – sempre più esasperanti e inverosimili – in un’Italia ai minimi storici sotto ogni punto di vista: quella in cui il giornalismo è ridotto a squallido gossip, “la laurea in filosofia non serve a niente” e il precariato è il massimo a cui si possa aspirare.
Esilaranti, e allo stesso tempo amare e graffianti, le sequenze in cui – come nella migliore tradizione della commedia all’italiana – la comicità diventa messa a nudo impietosa delle storture e dei paradossi del presente: luminari della medicina che sbeffeggiano e terrorizzano – con gusto! – i loro pazienti; finti artisti divorati dal narcisismo più estremo applauditi da un ottuso pubblico senziente; ultrasessantenni con l’imbarazzante mania dei social network e infine commessi alienati e pressoché robotizzati pronti a far saltare i nervi anche ai clienti più tranquilli.

Orecchie è un piccolo, agile racconto che regala una preziosa, sagace e spassosa istantanea di uno dei momenti più neri della nostra storia culturale, restituendo vigore e freschezza a un macrogenere – quello della commedia – che quando non accetta compromessi e non ha paura di guardare in faccia la realtà (pensiamo a Risi, a Germi, a Monicelli) coglie nel segno; perché la distorsione grottesca del reale equivale in questo senso a uno sguardo rafforzato e lucidissimo su questo reale.
Peccato soltanto che la carica eversiva, in questo caso, si arresti un attimo prima del finale, che vuole ricomporre i contrasti all’interno di un’ottica tendenzialmente pacificatoria.
Tuttavia non basta questo, per fortuna, a compromettere un film che risulta nel complesso non solo equilibrato e gradevolissimo, ma anche ricco di spunti stilistici e visivi non banali: dalla Roma straripante di street art inquadrata e fotografata con empatica attenzione, fino alla studiata ed efficace ironia dei dialoghi e della mimica attoriale – va detto che anche il cast è il frutto di una scelta oculata, ricordiamo la presenza delle eccellenti Piera Degli Esposti e Milena Vukotic. Una seconda prova brillante, dunque, per il regista Aronadio, che coniuga con levità e scioltezza critica sociale e umorismo in una commedia intelligente ed estremamente attuale.

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