Archivio film Cinema Eventi News — 05 settembre 2018

Titolo: Opera senza autore (Werk ohne Autor)
Regia: Florian Henckel von Donnersmarck
Sceneggiatura: Florian Henckel von Donnersmarck
Cast: Tom Schilling (Kurt Barnert), Sebastian Koch (Carl Seeband), Paula Beer (Ellie), Saskia Rosendahl (Elisabeth), Oliver Masucci (professor van Verten), Ina Weisse (Martha Seeband)
Fotografia: Caleb Deschanel Asc
Musiche: Max Richter
Produzione: Florian Henckel von Donnersmarck, Christiane Henckel von Donnersmarck, Jan Mojto, Quirin Berg, Max Wiedemann,
Nazionalità: Germania/Italia
Anno: 2018
Durata: 188 minuti
Dopo il mediocre The Tourist (2010), Florian Henckel von Donnesmarck torna ai fasti di Le vite degli altri (2006) – il suo film di debutto che gli è valso l’Oscar per il miglior film straniero – grazie a Opera senza autore, presentato alla 75esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. In oltre tre ore, in cui riesce a tenere lo spettatore letteralmente inchiodato al grande schermo, il regista tedesco ci conduce alla scoperta di un trentennio di storia tedesca, dal 1937 al 1966. Il film si apre con il protagonista, Kurt Barnert, ancora bambino, condotto dalla sua amatissima zia Elisabeth a Dresda per visitare una mostra di arte degenerata: gli artisti delle avanguardie vengono bollati dal regime nazista come personalità disturbate, o come corruttori dell’animo tedesco. Kurt ama disegnare e zia Elisabeth, con il suo spirito ribelle, lo esorta a seguire il suo istinto, inseguendo verità e bellezza. La ragazza, che oggi sarebbe un’adolescente solo un po’ inquieta, ai tempi del nazismo finisce per essere una nemica del popolo tedesco, una schizofrenica che potrebbe trasmettere questa tara ereditaria ai suoi discendenti. Viene internata in una clinica e a eliminarla ci pensa un medico ligio al regime, il professor Carl Seeband.
Dopo averci ricordato questo vergognoso – e purtroppo vero – capitolo di storia tedesca, von Donnersmarck ci riporta nella Dresda del dopoguerra, dove il bambino Kurt è diventato uno studente di belle arti. Nel frattempo il nazismo è stato sconfitto e il professore assassino è riuscito a salvarsi la pelle mettendosi al servizio dei vincitori. I totalitarismi si assomigliano: a Seeband basta cambiare casacca e fingersi ligio comunista, mentre il giovane Kurt si trova costretto a seguire i dettami dell’arte socialista, che reprime l’individualità dell’artista. Il giovane ha talento e, stando al gioco, fa carriera. Il destino gli riserva un incontro fatale con una studentessa di moda, Ellie (un’ottima Paula Beer, che ricorda molto Bérénice Bejo) di cui si innamora. Malgrado il regime, Ellie ha una bella casa e un padre potente che, con un audace incastro nella trama, si scopre essere Seeband, l’assassino di Elisabeth. Barnert riuscirà a sposare Ellie, fuggendo con lei nella Repubblica Federale, malgrado il disprezzo del suocero.
È in Occidente che Kurt troverà faticosamente la sua identità di artista, realizzando quadri ispirati alle fotografie della sua famiglia o a ritratti pubblicati sui giornali, con una tecnica molto simile a quella realmente usata dal pittore tedesco Gerhard Richter, che ha ispirato il regista. C’è da dire che la vita di Richter non ha nulla a che vedere con quella del fittizio Kurt Barnert, partorito dalla fantasia di von Donnersmarck per condurci in questa sorta di saga alla Heimat attraverso il nazismo, la guerra, il comunismo e infine la fuga verso la libertà, il sogno dei tedeschi della Ddr.
Il film pone al centro anche un discorso sull’arte. Cosa deve esprimere un’opera d’arte? Deve limitarsi a colpire il pubblico con la sua novità, raccontandoci ben poco dell’artista, o il talento deve sgorgare dalla sua personalità e dal suo vissuto, come sembra suggerire a Kurt il suo bizzarro professore di Arte (Oliver Masucci, l’Hitler di Lui è tornato)? Quando Kurt incontrerà il successo, dovrà fondarlo su una menzogna.
Opera senza autore è anche un inno alle muse di ogni artista: Elisabeth, la giovane zia assassinata, rappresenta il modello di femminilità per Kurt, il sublime che ritroverà da adulto in Ellie. Un archetipo che si scontra con la mascolinità prepotente e negativa incarnata dal professor Seeband, un uomo disposto persino a minare la salute della sua unica figlia per non venire meno ai suoi principi.
Impeccabile il casting: Sebastian Koch è fin troppo a suo agio nei ruoli negativi da nazista, mentre il giovane Tom Schilling è un perfetto Kurt. Eteree e speculari Saskia Rosenthal e Paula Beer, nei rispettivi ruoli di Elisabeth ed Ellie.
Resta aperto un interrogativo finale: Kurt sa che il suocero è l’assassino di sua zia? Non ve lo diremo. Ma quanto vi possiamo garantire è che le tre ore di questa narrazione a episodi volano in un attimo, senza ombra di sbadigli.

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