Archivio film Cinema News — 10 luglio 2017

Titolo originale: Toni Erdmann
Regia: Maren Ade
Soggetto e sceneggiatura: Maren Ade
Montaggio: Heike Parplies
Musiche: Patrick Veigel
Cast: Peter Simonischek, Sandra Hüller, Ingrid Bisu,
Produzione: Komplizen Film, Coop99 Filmproduktion
Anno: 2016
Durata: 162 minuti
Nazionalità: Germania, Austria.

 

 

Vi presento Toni Erdmann ha riscosso un buon successo internazionale, è stato infatti presentato al Festival di Cannes, candidato come miglior film straniero agli Oscar e ha vinto diversi premi a European Film Award.

Winfried si reca in Romania a trovare la figlia Ines, manager di una multinazionale, che rimane molto scossa dall’inattesa visita. Il padre infatti, una specie di clown, assume l’identità di un fantomatico Toni Erdmann (ispirato al personaggio di Tony Clifton) che ama creare scompiglio intorno a sé.

Nonostante le apparenti intenzioni di Winfried siano quelle di rendere la figlia più felice e libera, Ines si sente infastidita dalla situazione e rischia l’attacco di panico ogni cinque minuti.

È molto difficile considerare Vi presento Toni Erdmann una commedia, soprattutto in un paese come il nostro in cui normalmente ci si relaziona attraverso il gioco e lo scherzo. Le trovate di Winfried non sembrano molto divertenti ma fanno sospettare qualche disturbo della personalità, come la sindrome da deficit di attenzione o il narcisismo patologico. A volte questo padre stalker ci fa sorridere altre invece ci irrita e sotto questo aspetto il film ricorda un certo cinema di Von Trier o Haneke che si compiace nel suscitare disagio scopico nello spettatore.

Maren Ade, nonostante abbia trascorso molto tempo a scrivere la sceneggiatura, ha dichiarato di essersi affidata in fase di ripresa all’improvvisazione dei due protagonisti. Se questa tecnica è vincente in alcuni casi, basti pensare a The Wrestler  di Aronofsky o a Rosetta dei fratelli Dardenne, in altri, come questo, può creare un po’ di confusione. A volte sembra che l’attrice Sandra Hüller infatti non sia sempre in grado di gestire questa libertà espressiva.

L’aspetto più interessante del film non è il rapporto padre-figlia (che non viene per nulla sviscerato) e neanche il tentativo di creare un humor originale, ma l’implicita accusa contro il sistema economico tedesco. Il quadro che ne emerge infatti è un capitalismo spregiudicato orientato a guadagnare il più possibile a discapito dei paesi “meno competitivi”, come la Romania per esempio. Il film quindi diventa involontariamente lo strumento per criticare le iniquità e le contraddizioni delle politiche economiche adottate dall’Unione Europea.

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