Cinema News — 18 dicembre 2012

Stati Uniti, 2012

Regia: Ang Lee

Cast: Suraj Sharma, Irrfan Khan, Rafe Spall, Gérard Depardieu

Durata: 127’

Un ragazzo indiano, una tigre del Bengala, una zebra, un orangutan del Borneo, una iena ridens. Cosa possono avere in comunque questo improbabile gruppo di mammiferi? Semplicemente una scialuppa di salvataggio nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico, unico luogo salvifico dopo che una terribile tempesta ha affondato la nave su cui il ragazzo e gli animali erano imbracati. Della zebra, l’orangutan e la iena poco ci interessa, piuttosto è il rapporto inevitabilmente difficile tra il ragazzo e la tigre a rappresentare il fulcro della vicenda di “Vita di Pi”, il bellissimo film che Ang Lee ha tratto dal romanzo di Yann Martel.

 

Lo scrittore canadese ha pubblicato il suo romanzo nel 2001 raggiungendo in poco tempo un ottimo successo di critica e di vendite, vedendosi assegnare anche alcuni prestigiosi premi. Già nel 2003 inizia la complicata genesi del film ispirato al romanzo di Martel, di cui la 20th Century Fox aveva acquistato i diritti cinematografici. Ci sono voluti ben nove anni per vedere realizzato il film “Vita di Pi”, durante i quali si sono succeduti sceneggiatori e registi, tra cui M. Night Shyamalan (Il sesto senso), Alfonso Cuaròn (I figli degli uomini)e Jean-Pierre Jeunet (Il favoloso mondo di Amelìe). Nove lunghi anni prima di arrivare ad Ang Lee, ma a conti fatti possiamo dire che ne è valsa la pena, perché “Vita di Pi” è un film avvincente ed emozionante come pochi altri visti al cinema quest’anno.

 

Nel dettaglio, “Vita di Pi” racconta di uno scrittore che dopo aver sentito parlare della singolare avventura di Piscine Patel, detto Pi, decide di andarlo a intervistare per trarne un romanzo. Da qui parte un lungo flashback. Pi è un ragazzo di 16 anni che un giorno, di punto in bianco, deve accettare la decisione di suo padre di trasferire tutta la sua famiglia e lo zoo che possiedono da Pondicherry in India al Canada. Caricano così tutti gli animali su una nave e si imbarcano verso la nuova patria, solo che un tempesta fa affondare la nave su cui Pi, la sua famiglia e gli animali viaggiano e il ragazzo si troverà naufrago su una scialuppa di salvataggio insieme ad alcuni animali e Richard Parker, una pericolosa tigre che fa presto strage di sopravvissuti. La convivenza di Pi e Richard Parker sulla scialuppa dura 227 giorni, durante i quali i due naufraghi affronteranno balene, tempeste, pesci volanti, fame, sete e isole carnivore, ma soprattutto saranno costretti a sopportarsi e trovare un compromesso di convivenza.

 

Vita di Pi” non ha una storia facilmente trasponibile, così ricca di metafore e richiami all’immaginario religioso induista, islamico e cattolico da rendere ardua l’impresa a chiunque avesse il compito di trasportare per immagini un percorso di formazione umano e spirituale. E infatti non possiamo che comprendere la decisione di rinuncia a cui sono giunti i precedenti registi che poi hanno passato il gravoso testimone ad Ang Lee. Ma Lee è regista versatile e onnicomprensivo come pochi, capace di passare con estrema ed elegante nonchalance dal wuxiapian di “La tigre e il dragone” al dramma omosessuale di “I segreti di Brokeback Mountain”, senza farsi mancare il cinecomix “Hulk”. Con “Vita di Pi”, il regista cinese dirige un film particolarissimo, forse il vero diamante della sua filmografia, un film per tutta la famiglia capace di divertire e intrattenere, ma allo stesso tempo far riflettere lo spettatore.

Il film di Lee ci racconta un viaggio ascrivibile a due piani differenti: il piano fisico/reale e quello metafisico/spirituale. Fin da bambino, Pi, che ha il peso di chiamarsi come una piscina e di conseguenza collezionare soprannomi ridicoli da parte dei suoi coetanei, si mostra intelligente e curioso verso la vita e le sue infinite sfaccettature. Induista di famiglia, Pi comincia ad interessarsi ad altre religioni, in particolare quella cattolica e quella islamica, che lo porteranno in più di un’occasione ad interrogarsi sul ruolo dell’uomo sulla Terra. L’avventura dinanzi alla quale il ragazzo si ritrova è dunque facilmente ascrivibile a un viaggio interiore del protagonista verso una propria consapevolezza e la presenza di animali significativi per le culture umane e delle immagini dinnanzi alle quali Pi è messo di fronte vanno a rinforzare questa tesi. In fin dei conti la magnifica quanto improbabile avventura di Pi Patel non è troppo dissimile dalle storie di una vita incredibile che Edward Bloom raccontava al figlio in “Big Fish” di Tim Burton, film con il quale “Vita di Pi” condivide colori e aspetti immaginifici, soprattutto in rapporto alla svolta finale.

Anche se il romanzo di Martel, così come il film di Lee, affrontano tematiche esistenziali e viaggiano lungo quella pericolosa linea che divide il fantastico dal simbolico, il film “Vita di Pi” riesce a non scadere mai nel retorico e nel didascalico, risultando anzi un magnifico affresco di avventura e fantasia che riesce letteralmente a catturare lo spettatore.

 

Decisamente molto accattivante a livello visivo, “Vita di Pi” si avvale di una fotografia che predilige colori pastello e caldi, con almeno 3 o 4 momenti in cui lo schermo sembra diventare la tela di un pittore impressionista, con cielo e mare che si confondono/fondono e si rispecchiano l’uno nell’altro e scene notturne abbandonate a insoliti spettacoli di luce. Ottimo e intelligente l’uso fatto degli effetti visivi, mai invasivi e inseriti a dover per ricreare paesaggi o gli animali nei momenti più difficili, così come è di grande livello il 3D usato nel film, che mescola il rilievo con la profondità nella maniera migliore che si potesse fare.

 

Cast di volti poco noti, a cominciare dal giovane e bravissimo protagonista Suraj Sharma, praticamente esordiente. Ad interpretarlo da adulto c’è invece Irrfan Khan, recentemente visto in “The Amazing Spider-man”, mentre in un cammeo compare l’attore francese Gérard Depardieu. Curioso notare come la parte di Martel era stata assegnata a Tobey Maguire, poi sostituito a scene girate dal Rafe Spall di “Prometheus” e “Anonymous” perché Lee aveva deciso di usare un volto per lo più sconosciuto per coerenza con il resto del cast.

 

Curiosità. La tigre si chiama Richard Parker, lo stesso nome che ha uno dei personaggi del romanzo di Edgar Allan Poe “Storia di Arthur Gordon Pym”, che racconta proprio di un naufragio e delle sue estreme conseguenze.

Roberto Giacomelli 

 

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