Cinema News — 28 gennaio 2014

Titolo: Weekend tra amici
Regia: Stefano Simone
Soggetto e Sceneggiatura: Francesco Massaccesi
Cast: Matteo Perillo, Michele Bottalico, Filippo Totaro, Peppe Sfera, Tonino Potito, Nicla Loconsole, Michela Mastroluca, Raffaella Piemontese, Adolfo Renato, Tecla Mione.
Fotografia: Stefano Simone
Montaggio: Stefano Simone
Musiche: Luca Auriemma
Produzione: Jaws Entertainment
Nazionalità: Italia
Anno: 2013
Durata: 75 minuti

Nel panorama del cinema indipendente italiano, che è un sottobosco foltissimo di generi più disparati e di talenti che spesso non riescono ad emergere, capita di incontrare autori che è un piacere seguire nel loro iter professionale e artistico perché si fanno portatori di un discorso che sta a testimoniare quanta fantasia e abilità ci sia nell’underground. Un caso emblematico è rappresentato da Stefano Simone, giovane regista pugliese che ha fatto la gavetta nei cortometraggi fin da giovanissimo e poi ha esordito con il lungometraggio Una vita nel mistero nel 2010. I cortometraggi di Simone avevano toni che spaziavano tra il dark e il drammatico, puntualmente riproposti miscelati proprio nel lungo d’esordio, che esplorava i misteri della fede con una originale chiave gotico/spettrale. La costante religiosa era parte fondamentale anche del secondo lungometraggio di Stefano Simone, UnFacebook, thriller/horror con un sadico prete manipolatore, come a voler seguire un ideale iter narrativo multi-film pur cambiando drasticamente genere. Alla sua terza prova, Simone si diverte a mescolare ancora una volta le carte in tavola, stavolta abbandona il sottotesto religioso ma mantiene la voglia giocare con i generi ancorandosi saldamente a quell’immaginario pulp/nero che contraddistingue il suo cinema.

Weekend tra amici parla fondamentalmente della competizione, dell’homo homini lupus ai tempi della calciomania. Il film ci racconta una rimpatriata di quattro amici di vecchia data in occasione di un quadrangolare di calcio prenatalizio. I quattro decidono di affittare una casa in campagna e passare un weekend a ricordare i bei tempi e discutere di calcio. Ma emergono vecchi rancori, nuove tensioni si generano in un batter d’occhio e quella che era una reunion tra amici diventa un gioco al massacro.

Il calcio diventa nel film di Simone un semplice pretesto, quasi una metafora esplicita della paradossale mancanza di umanità nell’essere umano. I quattro protagonisti, interpretati con differente efficacia da Matteo Perillo, Michele Bottalico, Filippo Totaro e Peppe Sfera, rappresentano chiaramente quattro tipologie caratteriali differenti e incompatibili che finiscono inevitabilmente per scontarsi. Ognuno di loro ha le proprie manie e i propri problemi, c’è chi ha difficoltà economiche e chi sta per intraprendere un divorzio, ma la miccia d’innesco è il più gretto e pittoresco del gruppo, l’avvocato spaccone e drogato che offre l’espediente per far esplodere la violenza repressa del gruppo. L’omicidio è un elemento insito nella natura umana, serve solo un pretesto, anche futile, per farlo emergere.
Nella sua breve durata, Weekend tra amici riesce con efficacia a portare avanti la sua tesi di disumanizzazione dell’umano e lo fa giocando soprattutto con i dialoghi, a volte sagaci ed altre un po’ gratuiti nel voler mettere in pratica la teoria. La perizia realizzativa, che usufruisce di una mono-location minimale ma funzionale alla causa, si fa forte anche delle musiche di Luca Auriemma ma pecca un po’ nella fotografia, a tratti eccessivamente sovraesposta con dei rossi così accesi da dar quasi fastidio.
Se l’ottusità con cui si tifa una squadra di calcio è solo un pretesto per mostrare le infinite gradazioni di colore che dalla commedia portano alla tragedia dai toni quasi horror, con Weekend tra amici il gioco vale la candela.

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