Archivio film Cinema News — 15 aprile 2015

Regia: Jean-Marc Vallée
Sceneggiatura: Nick Hornby
Fotografia: Fernand Belanger
Montaggio: Martin Pensa, Jean-Marc Vallée
Cast: Reese Witherspoon, Laura Dern, Michiel Huisman,
Gaby Hoffmann, Charles Baker, Kevin Rankin, Thomas Sadoski
Produzione: Fox Searchlight Pictures, Pacific Standard
Nazionalità: Usa
Anno: 2014
Durata: 115 Min

Pellicola, presentata in anteprima nazionale al Torinofilmfestival 2014 e tratta dalle memorie di Cheryl Strayed: siamo negli Stati Uniti negli anni Novanta, la protagonista intraprende il percorso del Pacific Crest Trail a piedi, un viaggio che l’aiuterà ad affrontare il doloroso passato; la morte prematura della madre e il matrimonio fallito con l’abuso di eroina conseguente.
Un viaggio profondo nelle pieghe dell’anima di una donna, un’erranza mentale che rompe ogni frontiera fisica ed intellettiva. Da sempre il cinema ci regala i viaggi fisici più belli che si trasfigurano in erranza psicologica ma che comunque ci danno anche indicazioni politiche: quindi l’individuo che non si può scindere dal contesto sociale e in questo il viaggio segna un intervallo di ricerca di escursione delle emozioni e del vissuto per poi essere in grado di aprire un altro capitolo e discorso.
L’attrice Reese Witherspoon vogliamo rappresenti le donne e non una Dakota Johnson: l’ampio respiro dei paesaggi di Jean-Marc Vallée ci segnalano che Cheryl si sta riprendendo il mondo e non è in attesa del principe azzurro ma nel desiderio di creare se stessa partendo dal dolore del passato. Perché è importante ricordare in questo difficile momento storico che le donne come esseri umani sono tutto: madri, mogli, sorelle figlie devote, ma possono essere eroinomani, cattive presenze nella vita altrui, insomma luci e ombre come in ogni essere umano di qualsiasi sesso ed orientamento sessuale. Donne che amano fuori dal concetto e modello pericoloso di puttana vs sposa.
Questa liminalità dobbiamo imparare ad affrontare e gestire, fuori da ogni pregiudizio, da ogni attesa maschista. Non dobbiamo prendere come modello di massa la protagonista di Cinquanta sfumature di grigio che arriva a farsi rinchiudere nella stanza dei giochi come un oggetto, il punto focale adesso non è più l’uomo ma l’immenso paesaggio, perché donne il mondo è vostro e nessuno può chiudervi in una prigione, è vostro diritto prendervi il meglio, infatti la macchina da presa svela il meraviglioso primo piano di Reese Whiterspoon e non le natiche di chicchessia. Al primo piano fa eco il paesaggio solcato a piedi, questa volta, e non in motocicletta alla Easy Rider, ma la sostanza è la stessa: la ricerca della libertà.
Ci dobbiamo chiedere: perché nella letteratura contemporanea fanno tanto presa nelle masse le pratiche sadomaso che imbrigliano la donna? C’è un desiderio di incasellarla in un ruolo come madre, moglie o schiava sessuale perché nel decadimento dei grandi valori conservatori (famiglia, Patria e religione) i ruoli si mettono in discussione. Allora dobbiamo essere noi donne a perseguire “la strada verso la bellezza” a volte solitaria, difficile come quella di Wild, al di fuori dello sguardo severo maschile che ti vuole imprigionare in uno stereotipo spietato come fa con tutte le donne di riferimento della sua vita. L’uomo non cambierà sono le donne che devono cambiare prospettiva, il punto di vista qui è quello selvatico, strampalato, furente e fuori dagli schemi, è ottimo come il film. Forse sarebbe stato più interessante un finale da donna single, ma questa sarà l’evoluzione successiva

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