Cinema — 06 ottobre 2015

Un uomo che porta un bambino sulle spalle, sullo sfondo la casa e un pupazzo di neve. È il disegno di Christopher, “il suo ricordo di quel giorno”.
Prima di quel giorno c’è la crisi creativa di uno scrittore, Tomas. Tu non scrivi e i pesci non abboccano, gli fanno notare alcuni pescatori nelle scene in apertura della pellicola, e qui il richiamo al rapporto seducente e fascinoso tra scrittura e l’arte della pesca (di cui vi invitiamo a leggere la piccola grande lezione di letteratura di Cognetti).
Poi l’incidente, la morte accidentale di un bambino (il fratellino di Christopher). Più di undici anni di vita incentrati su quel giorno. Il film procede in maniera lineare, affrontando la vita nel corso degli anni passati non solo a metabolizzare il lutto, ma soprattutto a domare il senso di colpa.

Non tutti reagiamo allo stesso modo di fronte ad una crisi. E’ questo uno dei tanti messaggi dell’ultima pellicola di Wim Wenders. Il titolo originale del film Every Thing Will Be Fine, nella versione italiana è diventato ‘Ritorno alla Vita’, con, in aggiunta, anche il nome del regista. Stavolta non ci soffermiamo sul perché della distorsione del titolo: per una volta la traduzione è meglio dell’originale, anche se pecca di ‘spoileraggio’.

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