Archivio film Cinema News — 12 Luglio 2019

Regia: Antonin Baudry

Cast: François Civil, Omar Sy, Mathieu Kassovitz, Paula Beer, Reda Kateb

A cura di Mario A. Rumor

Non poteva cominciare meglio di così la carriera da regista di Antonin Baudry. Noto per il fumetto Quai d’Orsay, firmato con lo pseudonimo Abel Lanzac, poi trasformato in film da Bertrand Tavernier su sua sceneggiatura, il debutto dietro la macchina da presa arriva con Wolf Call – Minaccia in alto mare (in originale è più poetico e “tecnico”: Le chant du loup). Un debutto che ha i tratti del thriller fanta-politico quasi sempre confinato in interni soffocanti ma pervaso da un imponente e voluto realismo.

Chanteraide (François Civil) è analista acustico in un sommergibile francese, quelli come lui sono chiamati “orecchi d’oro”, per l’abilità nel riconoscere all’istante modello e nazionalità di altri vascelli. Durante una missione di recupero al largo della Siria, il suo infallibile orecchio non riesce a identificare un sommergibile nelle vicinanze e quasi compromette l’intera operazione, nonché la sua carriera. L’errore di valutazione si trasforma in Chanteraide in autentica ossessione e neppure l’ingresso nella sua vita della bella Diane (Paula Beer), sembra allontanare da lui il desiderio di dare una forma e un nome al vascello misterioso. Qualche tempo più tardi un evento totalmente inaspettato che rischia di condurre l’intera Europa in un conflitto nucleare, lo costringe a immergersi di nuovo per scongiurare il peggio.

Wolf Call – Minaccia in alto mare è il classico debutto di fuoco ed è anche un utile repetita iuvant: la dimostrazione pratica cioè che i cugini d’Oltralpe sono in grado di fare un buon cinema perfino con un budget (22 milioni di dollari) che agli occhi di Hollywood e dei suoi blockbuster apparirebbe inappropriato in pellicole del genere. Il regista francese, che non è tipo veniale ma sa come sfruttare al meglio mezzi e conoscenze (in passato è stato consigliere culturale all’ambasciata francese negli Stati Uniti) ha dato vita a un’opera che rientra in un cliché subacqueo forse già noto su grande schermo ma dall’animo antico. Wolf Call ci tiene a bandire subito ogni forma di machismo. Per dire: Tom Cruise qui sarebbe un clandestino a bordo. Baudry struttura invece il suo film come film d’istinto, per gran parte del tempo, per poi accompagnarlo verso una riattivazione di quelle belle storie di una volta piene di uomini veri. Che è meglio di niente dopo tutta la fornitura maxi di cinecomics recapitataci da Hollywood negli ultimi anni.

Gli equipaggi ritratti nella sua pellicola non tradiscono mai il mandato salvifico, neppure il loro senso dell’onore, dell’amicizia e del sacrificio. Il malinconico e triste finale serve precisamente a questo scopo: a non cambiare di una virgola la perfetta congettura narrativa della pellicola, nonostante una sua effettiva prevedibilità. Baudry pone l’accento sul confronto perpetuo tra uomini accomunati da un identico drammatico destino e i dialoghi serrati lo sostengono perfino negli eccessi di zelo nazionalpopolare (l’ammiraglio Mathieu Kassovitz ti fa venir voglia di dirlo alla francese quanto è in gamba: c’est genial!). Al tempo stesso è quasi impossibile non incrociare il tiro e pensare a chi lo ha preceduto, in particolar modo Tom Clancy con i suoi romanzi o quel Caccia a Ottobre Rosso (1990) da cui Baudry ha prelevato ogni sorta di ingaggio mentale e il clima claustrofobico degli interni. Wolf Call si nutre essenzialmente di questo, sposta gran parte dell’azione verso uno spettacolo “d’ascolto” che da un lato Chanteraide trasferisce addirittura nel suo legame con Diane, e dall’altro coinvolge lo spettatore in una gara di attenzione ai dettagli e alle sfumature sonore.

Baudry non si lascia scappare inoltre l’occasione di mostrare, non soltanto quanto è efficiente con il mezzo cinematografico, ma perfino quanto sia esaltante esibire l’autentico campionario di giocattoloni navali messogli in mano dalla Marina francese. Ci tiene talmente all’immagine e al realismo del suo lavoro da intitolare questa riuscita prodezza Le chant du loup, ovvero il nome in codice dei sonar nemici. Ottimo il cast, a partire da François Civil, attore ormai lanciatissimo che speriamo di vedere presto nella commedia Mon Inconnue, fino a Paula Beer, la sola presenza femminile del film e la sola ancora di salvezza che resta al protagonista.

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