Cinema News — 29 luglio 2013

Stati Uniti /Giappone, 2013

Regia: James Mangold

Cast: Hugh Jackman, Rila Fukushima, Hiroyuki Sanada, Svetlana Khodchenokova, Hal Yamanouchi, Brian Tee, Tao Okamoto, Famke Janssen

Durata: 126’

Distribuzione: 20th Century Fox

Nei cinema italiani dal 25 luglio 2013

L’avventura cinematografica di James Logan Howlett, alias Wolverine, comincia nell’ormai lontano 2000 con “X-Men” di Bryan Singer, il film che di fatto ha dato avvio alla nuova generazione di trasposizioni cinematografiche dei fumetti Marvel. Come era facile prevedere, della folta schiera dei mutanti Marvel, Wolverine è quello che ha colpito più di tutti il cuore degli spettatori, così come aveva fatto con quello dei lettori e, proprio come accadeva tra le pagine dei fumetti, il mutante artigliato ha generato degli spin-off cinematografici. Il primo è arrivato nel 2009 con il pregevole “X-Men: Le origini – Wolverine”, diretto da Gavin Hood, che si proponeva come capitolo a se in confronto alla saga di Singer e allo stesso tempo prequel della stessa. Ora il mutante con scheletro in adamantio, dopo un fugace cammeo in “X-Men: L’inizio”, torna protagonista in “Wolverine – L’immortale”, secondo spin-off, separato dal precedente (se non fosse che nella scena post credits di “X-Men: Le origini – Wolverine” c’era un’anticipazione del viaggio di Logan in Giappone), e di fatto sequel di “X-Men: Conflitto finale” (2006).

Logan è ancora tormentato dalla morte della sua amata Jean Grey, di cui lui stesso è stato responsabile per fermare l’ondata di distruzione che la mutante telepate stava scatenando in seguito alla sua trasformazione in Fenice Nera. Ora Logan, ridotto a vagabondo tra i boschi canadesi, è rintracciato da Yukio, figlia adottiva del magnate dell’industria nipponica Yashida. Quest’ultima è stata incaricata dal patrigno in letto di morte di portare al suo capezzale Logan, vecchio amico a cui deve la vita ai tempi dell’esplosione atomica di Nagasaki, per un ultimo saluto e una proposta d’affari. Yashida, infatti, consapevole del fatto che Logan considera la sua facoltà rigenerativa una maledizione, propone al mutante di sottoporsi a un esperimento per cedere a lui la sua immortalità. Logan rifiuta e Yashida gli chiede come ultimo desiderio di badare alla sua figlia biologica Mariko, dopo di che muore. Quando Mariko viene presa di mira dalla yakuza già durante il funerale del padre, Logan decide immediatamente di impegnarsi nella sua promessa scontrandosi con un’organizzazione malavitosa conosciuta come La Mano.

Se il precedente “Wolverine” prendeva spunto per buona parte dalla graphic novel “Arma X” del 1991, gettando poi dentro una miriade di altri rimandi all’universo X-men, “Wolverine – L’immortale” trae ispirazione dalla miniserie di ambientazione giapponese scritta da Chris Claremont e illustrata da Frank Miller nel 1982, per spaziare, come di consueto, nello stesso universo fumettistico.

L’impressione principale che si ha guardando “Wolverine – L’immortale” è che gli sceneggiatori Mark Bomback, Scott Frank e Christopher McQuarrie, così come il regista James Mangold, abbiano voluto abbandonare quell’alone fortemente “fumettistico” tipico di tutti i film sugli X-men per abbracciare un approccio più dark, serioso e realistico, come in fin dei conti va ora in voga in seguito alla trilogia nolaniana su Batman. Wolverine è un personaggio che si presta bene a questo approccio e infatti il film di Mangold risulta una visione piacevole e allo stesso tempo molto differente dai precedenti film sui mutanti Marvel.

Il primo dato che salta all’occhio in questo film è l’equilibrata caratterizzazione che viene data al protagonista che porta avanti con coerenza un percorso intrapreso nei film precedenti. Se il precedente film su Wolverine ci mostrava un Logan furioso, passionale, istintivo e legato alla presa di coscienza della sua invulnerabilità, qui abbiamo un Logan rassegnato, abbattuto e depresso, che oltre ad avere su di se il peso della morte della donna amata (almeno l’unica di cui ha memoria!), deve fare anche i conti con quell’invulnerabilità che ora considera una maledizione. Sotto quest’aspetto il film di Mangold riesce molto bene e Hugh Jackman – che ormai è un Wolverine perfetto – contribuisce non poco alla riuscita di questo personaggio.

Qualche dubbio, invece, sorge riguardo l’intreccio, inutilmente complesso e tendente a raggruppare più sotto trame che non hanno poi lo stesso sviluppo e la medesima pregnanza per l’economia narrativa del film. L’inserimento di Viper (anzi, Viper II) appare dettato più dall’esigenza di avere un altro mutante nel film piuttosto che da reale coerenza logica, anche se la “velenosa” Ophelia Sarkissan (interpretata da Svetlana Khodchenokova) è stata ben resa e modificata efficacemente con tratti quasi horror. Buona anche la nuova contestualizzazione di Silver Samurai, che in questo film è protagonista di uno scontro finale ben condotto. Ma a differenza di tutti gli altri film sugli X-men, “Wolverine – L’immortale” soffre un po’ della mancanza di un villain principale, un vero “cattivone” che possa rendere caratteristico questo nuovo capitolo.

Wolverine – L’immortale” è presentato anche in 3D, una conversione al tridimensionale inutile come gran parte di quelle legate ai cine-comics, che davvero nulla aggiunge alla visione non stereoscopica.

In conclusione, “Wolverine – L’immortale” è un buon mix tra azione e introspezione per un personaggio che parte da vincitore. La qualità di questo ennesimo film sugli X-men si asseta sulla buona qualità media della saga, pur non toccando gli apici raggiunti da “X-men 2” e “X-men: L’inizio”.

Non fuggite subito dalla sala, a metà dei titoli di coda c’è una scena bonus che annuncia “X-men: Days of Future Past”.

Voto: 7

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