Cinema News — 31 maggio 2014

Titolo: X-Men: Giorni di un futuro passato
Regia: Bryan Singer
Soggetto: Simon Kinberg, Matthew Vaughn, Jane Goldman, Chris Claremont, John Byrne
Sceneggiatura: Simon Kinberg
Fotografia: Newton Thomas Sigel
Montaggio: John Ottman
Scenografia: John Myhre
Musiche: John Ottman
Interpreti:  Jennifer Lawrence, Michael Fassbender, James McAvoy, Jason Flemyng, Ian McKellen, Patrick Stewart, Nicholas Hoult, Hugh Jackman, Anna Paquin, Ellen Page, Peter Dinklage, Halle Berry, James Marsden, BooBoo Stewart, Evan Peters, Shawn Ashmore, Lucas Till, Daniel Cudmore, Omar Sy, Bingbing Fan, Adan Canto
Produzione: Marvel Entertainment
Distribuzione: Twentieth Century Fox
Nazionalità: Usa
Anno: 2014
Durata: 131 minuti

La regia di questo settimo capito della saga dei mutanti più famosi del cinema è firmata da Bryan Singer, autore anche delle prime due pellicole, X-Men e X-Men 2. Dopo gli scarsi risultati di X-Men: Conflitto finale e gli spin-off su Wolverine, la sempre più colossale Marvel ha optato così per un ritorno al passato. Un ritorno riuscito, anche se solo in parte. Singer riesce a gestire con efficacia, senza correre troppi rischi, una trama contorta, che gioca molto su un’alternanza tra passato e presente.

La nostra storia ha inizio in un futuro post-apocalittico, in cui tutta la razza mutante è perseguitata e spinta sul baratro dell’estinzione da una nuova arma umana, le Sentinelle. Stimolati dalla possibilità di una pulizia completa che ricorda molto l’Olocausto ebraico, i potenti del pianeta hanno esteso il controllo di queste macchine potentissime anche a chi si rivela mutante solo in potenza, cioè portatore sano del gene x. Il Professor X  (Patrick Stewart) e Magneto (Ian McKellen) elaborano allora un piano complesso per porre fine a questa guerra ancor prima che essa veda la luce, spedendo la coscienza di Wolverine (Hugh Jackman) nel passato – grazie ai poteri di una nuova mutante – dove Logan dovrà evitare la cattura di Mystica (Jennifer Lawrence), primo passo verso il conflitto mondiale, grazie all’aiuto dei giovani Charles Xavier (James McAvoy) e Erik Lehnsherr (Michael Fassbender).

In una trama ormai oliata e collaudata, dove l’astio e la paura nei confronti dei mutanti la fanno sempre da padrone, si è cercato di dare nuova linfa vitale a tutta la saga con una pellicola che cambia quasi del tutto le carte in tavola. Una sorta di reboot che apre nuove strade ad un marchio universalmente riconosciuto e che permette all’Universo Marvel di ramificarsi ancor più. Una mescolanza di eventi, ricordi e fatti che Singer ha saputo gestire con misurata cautela e ordine, senza andare in confusione e permettendo allo spettatore di seguire passo dopo passo la vicenda. Meno, invece, funzionano i riferimenti storici e quelli fantascientifici, ricorrenti nei comics movie e nelle avventure dei più famosi mutanti del mondo. Così si scopre che J.F.K. possedeva il gene x, Nixon è chiamato in causa ancora una volta e la guerra del Vietnam torna ad essere il leitmotiv da cui sfruttare un periodo della storia degli States torbido e caotico, ideale come location temporale per avventure di fantasia. Ancor più generalizzante l’atmosfera con cui il regista newyorkese apre la sua pellicola: Hollywood è oramai piena di scenari da fine del mondo, cupi, tetri, privi di luce, con un’umanità corrotta e decimata dal potere di incredibili macchine fantascientifiche. Uno scivolone che si poteva evitare.

Un cast ampio, esperto e ben assortito ha facilitato il compito a Singer: Jackman ormai vive in simbiosi con Wolverine e probabilmente non ha neanche più bisogno del trucco per i capelli; la Lawrence si è dimostrata ancora una volta matura per un ruolo di responsabilità; McAvoy nei panni del pazzo drogato è perfetto (impossibile non menzionarlo nel ruolo di protagonista nella pellicola Filth di Jon S. Baird). Un tuffo al cuore genera invece la visione di tutto il gruppo che negli ultimi quindici anni ha portato avanti la saga, da Halle Berry (Tempesta) a James Marsden (Ciclope), fino a Famke Janssen (Jean).

Un lavoro che nel complesso merita la sufficienza piena ma che, negli appassionati, aveva sicuramente generato aspettative disattese che non possono far definire questo un ottimo film. Il ritmo stenta a decollare, i combattimenti sono spettacolari ma rari, Logan non ha mai pronunciato tante parole come in queste due ore e dieci. Per il resto, un classico progetto Marvel, che genererà comunque apprezzamenti nei fan, mentre lascerà più scettico chi nel mondo dei cinefumetti non riesce proprio ad ambientarsi.

 

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