Cinema News — 09 dicembre 2012

La carriera da regista di Rob Zombie ha stupito e incantato il pubblico horror con i primi prodotti (da “La casa dei 1000 corpi” allo splendido “The Devil’s Rejects”, fino al remake convincente di “Halloween”), prima di lasciare qualche dubbio con il sequel del film Carpenter e con l’esperimento curiosissimo ma imperfetto di “The Haunted World of El Superbeasto” (inedito in Italia).

Da allora tre anni di silenzio, e le voci su “The Lords of Salem” che iniziano ad arrivare. Da marzo 2011 le indiscrezioni si susseguono, Sid Haig (storico fedelissimo di Zombie) rivela che neanche gli attori sono informati del “totale” ma solo delle loro singole parti… Misteri poi svelati finalmente al Toronto Film Festival, sede dell’anteprima mondiale, poi a Sitges (anteprima europea) e al Torino Film Festival (anteprima italiana).

“The Lords of Salem” mantiene solo in parte le tante (troppe?) aspettative, diciamolo subito. “Shining diretto da Ken Russell”, lo ha definito lo stesso Zombie. “Rosemary’s Baby” con più blasfemia e cattiveria, dicono altri.

La storia: la bionda Heidi Hawthorne lavora come dj per una stazione radiofonica di Salem, nel Massachusetts, nota come «la città delle streghe». Un giorno le arriva per posta una scatola di legno contenente un vinile: pensando che si tratti di una band locale in cerca di promozione, lo ascolta all’istante. Sorprendentemente, però, il disco propone suoni strani, emettendo onde ipnotiche che precipitano Heidi in uno stato confusionale, facendole rivivere un trauma del passato. Ancora più sorprendentemente il pezzo riscuote un enorme successo tra gli ascoltatori della radio. Ma in un luogo in cui la stregoneria è ancora viva, una sola una canzone può bastare ad aprire le porte dell’inferno.

La pecca più grande del film è forse l’eccessiva lentezza, in un film in cui si mescolano tantissimi elementi e da cui tutto ci si può aspettare tranne – in alcuni momenti inevitabile – la noia. Sheri Moon, moglie del regista, è sempre in gran forma e si presta al suo personaggio con grande convinzione e ottima resa (e poi il suo lato “b” farà passare in cavalleria moltissime potenziali critiche al film…), la musica convince, alcune trovate sono ottime.

Ma la sensazione a titoli di coda iniziati è quella del capolavoro mancato, dell’opera che si presentava come potenzialmente perfetta ma che invece “manca” di qualcosa. Irriverente, sboccato, blasfemo, divertente: tanti i momenti da antologia e tante le cose riuscite, ma… Si può passare sopra a effetti speciali abbastanza dozzinali e ad alcuni sviluppo del plot decisamente prevedibili, ma è inevitabile che l’aura mitica con cui si attendeva questo film può aver nuociuto nel giudizio. Approcciandosi a “The Lords of Salem” (che rimane un gradino o due sotto “The Devil’s Rejects”, per intendersi) con meno aspettative probabilmente lo si troverà un buon prodotto. Tanto tanto kitsch, ma buono. 

Voto: 6

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