Archivio film Cinema News — 17 marzo 2014

Prendete una crew di giovani cineasti, due attori trasformisti, abili costumisti e make-up artists, shakerate il tutto con una buona dose di ironia ed in meno di dieci minuti sarete trasportati in tutti quei micro universi che popolano da sempre la vostra fantasia.
‘’Yet, the best universe ever’’ è un piccolo gioiellino, di quelli che, se il regista fosse stato un americano uscito della ‘’New York Film Academy’’, avreste detto: ‘’Cavolo! E’ veramente figo’’. Perché si sa, noi italiani tendiamo ad avere un atteggiamento disfattista nei confronti dei nostri connazionali (soprattutto quando si parla di creatività) ed a guardare con fin troppa indulgenza tutto ciò che viene partorito da menti Transalpine.
Invece, piccole imprese come ‘’Yet’’, sono esperimenti coraggiosi da guardare con lo stesso interesse che spesso riserviamo a qualcosa lontano da noi.
Il cortometraggio, diretto da Edoardo Palma e prodotto dall’Alfiere Productions e Full of Beans, si interroga sulle infinite direzioni che la nostra vita potrebbe prendere. Partendo da questo interrogativo, ”Yet”, vuole raccontarci gli infiniti universi possibili che scorrono accanto alle nostre vite. Arrivando alla conclusione che, alla fine, la nostra personale storia, il nostro personale universo, può essere, davvero il migliore degli universi possibili.

Abbiamo intervistato per ‘’Ciao Cinema’’, il ventinovenne Edoardo Palma, regista del cortometraggio.

 

Edoardo, raccontaci delle origini di ”Yet, the best universe ever”. Come nasce la collaborazione con gli altri della squadra?

Era da tempo che pensavo di realizzare ”Yet”. L’idea da cui sono partito è il divertissement all’americana, con una struttura legata alla commedia sentimentale, sulla falsa riga di ‘’Sliding Doors’’. Un’intuizione semplice alla base del progetto, che si è rivelata non priva di complessità tecniche.
Ognuno è stato fondamentale nella realizzazione di ‘’Yet’’. Ricordo ancora quando incontrai Daniele per la prima volta: posso dire di aver ‘scoperto’ il suo talento. Da subito vidi le sue qualità da produttore, un ragazzo altruista e soprattutto intraprendente. Con Elio (attore protagonista), invece, ci siamo incontrati anni fa a Roma per due lavori in un centro di riabilitazione. Un’esperienza significativa ed indimenticabile che ho condiviso con un grande talento come Elio.

La cultura pop contemporanea è il leitmotiv del corto. Tanti i riferimenti cinematografici ed artistici cadenzati dai continui cambi di costume dei protagonisti. Ci spieghi il perchè di questa scelta da inguaribile nostalgico?

Mi ha sempre incuriosito la capacità intrinseca dell’arte e del cinema di ricreare degli universi paralleli rispetto ai nostri e di renderci partecipi di questi. il corto è un omaggio ad un certo tipo di cultura pop, a cui sono legati soprattutto gli under 35. I numerosi cambi di costume sono lo specchio di tutto ciò.

”Yet” è girato interamente in inglese. Una scelta di stile oppure dietro si nasconde l’ambizioso obiettivo di conquistare il mercato internazionale?

L’inglese è una lingua che si presta bene a dialoghi veloci e serrati come quelli di ”Yet”. In origine pensavo che il cortometraggio fosse perfetto per essere esportato. Invece i riconoscimenti ottenuti in Italia mi hanno stupito positivamente. Il ”Future Film Festival” di Bologna, per esempio, si concentra sulle nuove tecnologie e sull’animazione e ”Yet” ha attirato l’attenzione proprio perchè sfrutta entrambi gli espedienti.

Quali sono gli universi pensabili e possibili per un regista oggi in Italia?

Sono consapevole dei cambiamenti del mercato cinematografico e e del nuovo modo di vedere i registi nel nostro Paese. Fino a 20 anni fa, il regista si occupava di cinema, teatro o televisione. Oggi, le possibilità e con queste la concorrenza, si sono moltiplicate. Si pensi alla proliferazione delle web series oppure ai videogames. L’Italia è deficitaria da un punto di vista culturale e formativo e gli autori si stanno facendo da soli. Anche se qualcosa si sta modificando. Lo sviluppo del digitale ed un atteggiamento più internazionale stanno aprendo nuove possibilità. Penso soprattutto all’approccio esterofilo di molti giovani registi, come l’esordiente  Sydney Sibilia di ‘’Smetto quando voglio’’.

In bocca al lupo per i tuoi progetti futuri.

Crepi.

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