Archivio film Cinema News — 20 Novembre 2019

Se è vero che “I morti non muoiono” come afferma il titolo del film di Jim Jarmusch, quelli di Zombieland: Doppio Colpo sono più vivi e affamati che mai, o almeno lo sono abbastanza per rispondere a una chiamata nostalgica di appassionati che a dieci anni di distanza vedono realizzato il sogno di ritrovare insieme Little Rock (Abigail Breslin), Columbus (Jesse Eisenberg) Tallahassee (Woody Harrelson) e Wichita (Emma Stone). Certo, a insinuarsi sempre nel cuore di questi spettatori è il timore che questo tentativo di revival possa perdere pezzi come gli zombie eliminati uno a uno da pistole e fucili sempre carichi.

Eppure, il film diretto nuovamente da Ruben Fleischer, sebbene non privo di difetti e qualche elemento narrativo non completamente sfruttato appieno (il poco spazio dedicato alla mutazione dei nuovi zombie ad esempio) riesce a colpire con una mira infallibile i punti deboli dello spettatore. Sa dove mirare e senza cadere nella pedissequa riproposizione di sketch e momenti esilaranti che hanno fatto del primo Zombieland un vero e proprio cult, diverte e conquista lo spettatore con abilità e quel giusto tocco splatter che mai dispiace.

Zombieland – Doppio colpo riconferma il suo cast tecnico e attoriale (impreziosito da qualche spumeggiante new-entry come Rosario Dawson e Zoey Dutch) e riparte là dove si è concluso una decade fa. Da dieci anni Tallahassee, Columbus, Wichita e Little Rock affrontano zombie armati di fucili d’assalto, il tutto imparando a essere una famiglia tra (in)comprensioni e condivisioni di problematiche  quotidiane. I quattro risiedono adesso alla Casa Bianca bonificata dagli zombie e personalizzata secondo i gusti di ognuno. Tra lo studio ovale e la camera da letto di Lincoln, Columbus vorrebbe sposare una Wichita esitante, mentre Tallahassee – nel suo ruolo di padre adottivo – tenta di trattenere una Little Rock decisa a lasciare il nido. Fuori intanto gli zombie evolvono per sopravvivere agli uomini.

Fratello legittimo di opere affini che hanno fatto del ribaltamento del genere post-apocalittico il proprio punto di forza (il già citato I morti non muoiono di Jim Jarmush, o L’alba dei morti dementi di Edgar Wright) grazie anche a una perfetta commistione di citazioni cinefile e riferimenti meta-testuali, Zombieland: Doppio colpo va oltre il semplice concetto di sequel per strizzare l’occhio a una intertestualità che come un ponte sospeso lungo dieci anni, collega la pellicola alla sua precedente senza per questo cadere nella facile trappola dell’autoriferimento. Forte di una struttura “in negativo” che capovolge specularmente gli eventi del primo Zombieland (gli incontri che caratterizzano i punti di svolta e che danno il via alle diverse fasi dell’intreccio, sono qui sostituiti a fughe e partenze) la sceneggiatura a cura di Rhett Reese e Paul Wernick risulta fresca e mai banale, capace di intrattenere e tenere alta la soglia dell’attenzione di un pubblico attento e quanto mai assuefatto da personaggi e svolte narrative ampiamente sfruttate al cinema dal genere post-apocalittico. La maturità che ammanta questo nuovo viaggio è la stessa che caratterizza il comparto dialogico, ora improntato su una raffica di battute dall’alto tasso sarcastico e una giusta dose di sentimentalismo. La regia dinamica, supportata da un montaggio adrenalinico, si armonizza agli intenti narrativi, esacerbando ogni minimo passaggio e lasciare così a bocca aperta e con un sorriso in faccia il proprio pubblico. Una montagna russa lungo archi narrativi con i quali sviluppare con sufficienza e soddisfazione ogni personaggio, creando al contempo un collage che fa di Zombieland – Doppio colpo un percorso parallelo a quello costruito dieci anni fa, che omaggia senza rubare, che moltiplica e non sottrae nulla al divertimento.

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