Cinema News Registi — 18 Gennaio 2015

La filmografia di Francesco Rosi (1922-2015) è strettamente collegata con il cinema d’impegno civile e lo spettacolo politicizzato, che coniugando realismo con metodologie documentaristiche sviluppa le questioni sociali e politiche dei vari periodi storici d’Italia. Analogamente al regista Pasquale Squitieri, anche Rosi aveva grandi rapporti socioculturali con la natìa Napoli, che rappresenta anche parte integrante di alcuni suoi film dove il regista opera una disamina sull’Italia meridionale. Rosi comincia come assistente alla regia, sceneggiatore e occasionalmente anche come direttore di doppiaggio per i film di registi come Luchino Visconti, Ettore Giannini, Raffaello Matarazzo, Luciano Emmer, Mario Monicelli, Luigi Zampa, Michelangelo Antonioni e Gianni Franciolini. Dopo il film Camicie rosse (1952) che ha completato dopo l’abbandono di Goffredo Alessandrini, nella seconda metà degli anni Cinquanta ha co-diretto insieme con Vittorio Gassman il dramma storico di costume Kean: genio e sregolatezza (1956). Tutte queste esperienze hanno fornito a Rosi la preparazione tecnica e culturale per le regie successive.

L’esordio dietro la mdp ossia La sfida (1957), comprende i temi e gli aspetti che sono sintomatici per la maggior parte dell’opera cinematografica del cineasta. Rosi analizza l’ ambiente malavitoso di Napoli nella storia di ascesa e caduta di un grossista e speculatore della maglieria. Nel secondo lungometraggio I magliari (1959) Rosi sviluppa la problematica dei mercanti italiani con la maglieria che sono a Amburgo, confrontati con la realtà estera e la concorrenza mercantile degli emigranti polacchi. Rosi sviluppava e riformulava lo stile cinematografico di altri film in chiave realistica, dove dava grande spazio al livello documentaristico e al metodo della cine-inchiesta tramite la forma specifica per la registrazione di realtà politica, sociale e economica in Italia. Mentre Salvatore Giuliano (1961) è la ricostruzione stilizzata con il metodo documentaristico della morte del noto bandito siciliano, mescolando indagine poliziesca e la vicenda giudiziaria, Le mani sulla città(1963) analizza i meccanismi del potere politico all’interno del sistema amministrativo a Napoli. Questo secondo film, che racconta di un imprenditore (Rod Steiger) che specula sulla tragedia di crollo di casa a panelli e della morte dei cittadini, rappresenta una critica contro i meccanismi del potere politico e economico, senza omettere i rapporti tra fattori materiali e umani che sono immaginati da punto di vista registico come il principio generale dell’ ambizione cieca dell’uomo.

Anche nel primo film a colori di Francesco Rosi Il momento della verità(1964) la tematica sociale è preponderante ed è concentrata su ambiente spagnolo dove si un contadino andaluso diventa per i motivi alimentari un toreador.Quest’opera segna l’ultima collaborazione con il direttore della fotografia Gianni Di Venanzo e in seguito Rosi collaborerà con Aiace Parolin e Pasqualino De Santis. Il momento della veritàè la prima coproduzione di Rosi (con Spagna). Una coproduzione italo-francesce è anche il melodramma fiabesco e fantastico di costume C’era una volta… (1967) prodotto da Carlo Ponti, destinato per la distribuzione internazionale, tratto da alcune storie e novelle di Giambattista Basile. Con Uomini contro (1970), trascrizione cinematografica del romanzo di Emilio Lussu, Rosi contestualizza la prima guerra mondiale dove – similmente come in caso di mafia – esamina i meccanismi del potere militare e dell’ autoritarismo assurdo degli ufficiali. Questo film antimilitarista, che rappresenta generalmente l’irrazionalità della guerra, un ritratto civile di uomini comuni al centro del conflitto, dove si confrontano due principi opposti: la fedeltà morale e militare, il pacifismo e la voglia della libertà.

Negli anni Settanta Francesco Rosi è tornato ai temi di mafia, corruzione, potere politico e economico dello stato e collusioni fra Stato e criminalità. Alcuni film di regista dal questo periodo possiamo anche etichettare con termine poliziesco all’italiana, perché parlano in vari contesti sociopolitici di polizia, giustizia e criminalità organizzata. Mentre Il caso Mattei (1972) tratto dal libro di Fulvio Bellini e Alessandro Previdi è la ricostruzione stilizzata e documentaristica sull’ assassinio del magnate del petrolio Enrico Mattei, mentre le mosse successive sono basate su due generi cinematografici a tutto tondo. Lucky Luciano (1973) sul famoso gangster italo-americano, è un film biografico-gangsterico e Cadaveri eccellenti (1976), tratto dal romanzo di Leonardo Sciascia, è un thriller misterioso e paranoico, che usa i simboli generali del potere nella forma di allegoria per sviluppare i principi universali dei meccanismi invisibili della mafia e delle organizzazioni criminali segrete per la corruzione di polizia, giustizia e alta politica dello stato. Una linea autobiografica Rosi la sviluppa in altro adattamento letterario: Cristo si è fermato a Eboli (1978) che è ritratto civile di medico, pittore e scrittore antifascista Carlo Levi (tratto di cui libro autobiografico è nato questo film) che vive un esilio politico ad Aliano, sperduto paese contadino fuori dall’civiltà moderna.

Anche fra gli anni Ottanta e Novanta girava Francesco Rosi i film tratti dalle vari opere letterarie che servivano a regista anzitutto come strumento culturale per dimostrare i temi strettamente collegati con sua opera cinematografica. Altre opere sono il dramma psicologico Tre fratelli (1981) libero adattamento dal racconto di Andrej Platonovič Platonov, Carmen (1983) è ricavato dall’ opera lirica omonima di Georges Bizet e dal racconto di Prosper Mérimée. Cronaca di una morte annunciata (1987) è la trascrizione cinematografica di romanzo del compianto Gabriel García Márquez. Tutti e tre film mostrano una grande attenzione verso la stilizzazione visuale e l’organizzazione dei ambienti scelti per le storie dei film. Nei ultimi due film Rosi è ritornato al tema degli intrighi insiti nel potere politico in relazione all’ ambiente mafioso e militare. Mentre Dimenticare Palermo (1990), tratto dal romanzo di Edmonde Charles-Roux, parla delle connessioni economiche tra mafia e la criminalità organizzata tra la Sicilia e gli Stati Uniti. La tregua (1997), invece, tratto dalla autobiografia di Primo Levi, è la testimonianza storica di esperienza personale di autore del libro nel campo di concentramento di Auschwitz. Come dimostrano le opere succitate, Rosi si interessa molto alle storie che si basano sul confronto tra l’umanesimo e i meccanismi del potere ideologico.

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