Archivio film Cinema News — 26 Maggio 2015

Titolo originale: Fuorigioco

Anno: 2015

Genere: Dramma

Soggetto e sceneggiatura: Carlo Benso e Nik Redian

Regia: Carlo Benso

Cast: Toni Garrani, Crescenza Guarnieri, Nicola Pistoia, Azzurra Rocchi, Maurizio Bianucci, Denny Cecchini, Nadia Visintainer

Distribuzione: Stemo Production

Durata: 87’

 

Il panorama indipendente italiano brulica di veri e propri talenti e lavori brillanti. Fuorigioco di Carlo Benso ne è l’ennesima prova. Scritto e diretto dallo stesso Benso, con la partecipazione alla stesura del copione di Nik Redian, Fuorigioco racconta la drammatica vicenda di Gregorio, un over 50 che, dopo aver perso il lavoro, trascorre le sue lunghe giornate in preda al vuoto. Un vuoto esistenziale che lo conduce sulla soglia della depressione e della follia. Ciò a cui lui ambisce è riavere il suo posto, pienamente convinto di essere stato vittima di un complotto. Ma Gregorio scopre anche diversi aspetti della sua persona: passa tantissimo tempo davanti alla finestra, a spiare una giovanissima vicina per la quale prova una particolare attrazione mentre il rapporto con la moglie va via via sgretolandosi.

Un dramma che ad oggi affligge milioni di italiani quello della disoccupazione, certo. Non è un tema nuovo al cinema, ma si rivela sempre un argomento difficile da trattare, soprattutto quando a ritrovarsi per strada è un uomo sulla soglia dei 50. Il posto che Gregorio (il bravo Toni Garrani) rivuole non è tanto quello lavorativo, quanto quello sociale, quello che lo identifica in una società dove o sei qualcuno o sei, appunto, fuorigioco. Ritrovarsi da un giorno all’altro a non avere più impegni, non sapere come trascorrere il lungo arco temporale che scandisce una giornata, significa per Gregorio ridurre in frantumi la sua vita, la sua relazione con la bella moglie Lucia (Crescenza Guarnieri), i rapporti con i suoi amici e con gli ex colleghi.

Il fattore temporale è difatti l’ingrediente principale del film e ricopre buona parte degli 87 minuti di durata, durante i quali non vengono meno le fasi oniriche e i flashback. La sceneggiatura risulta ben scritta e la scelta registica e stilistica di dare ampio spazio agli interni ben si adatta al personaggio di Gregorio che, chiuso in sé stesso, non ha il coraggio di uscire dalla sua claustrofobica condizione psicologica se non per sfociare poi nella violenza più atroce. Un altro ricercato elemento risulta essere quello del contrasto, come avviene per la scelta di offrire agli esterni sempre molta luce, sia nelle sequenze giorno che notte, contrariamente al grigiore e al buio che caratterizzano lo stato d’animo del protagonista e degli ambienti chiusi. Il lungo tempo a disposizione di Gregorio offre l’opportunità allo spettatore di conoscere il protagonista di questa drammatica vicenda sotto altri punti di vista. Vediamo infatti mutare radicalmente l’uomo che conosciamo in apertura: egli non riesce più a provare attrazione per la moglie, ma dà sfogo alle sue fantasie desiderando le altre, la vicina venticinquenne (Azzurra Rocchi) su tutte. Il suo sguardo tenero e quasi paterno, rivolto sin dai primi minuti alla ragazza ignara di essere spiata, diviene nel tempo quello di un uomo alla ricerca di un capro espiatorio, di una vittima sulla quale sfogare la sua rabbia e la sua frustrazione, come poi la cronaca quotidianamente ci racconta in casi analoghi. Ecco ricomparire il netto contrasto, questa volta inerente il fattore anzianità: Gregorio, over 50, è fortemente attratto da una ragazza giovanissima, tanto da desiderarla e da possederla con la forza, in una sequenza finale davvero ben realizzata. Complice della riuscita del film anche la buona fotografia, a cura di Stefano Palombi. Le lunghe giornate di Gregorio trascorrono in compagnia della tv, perennemente sintonizzata sul notiziario che trasmette immagini di scontri e violenze, di guerriglia, di rivolta, così come in guerra risulta essere il protagonista contro la società. Non mancano gli intrighi e le relazioni nascoste, ma ciò che più è presente all’interno di questo lavoro è la riflessione sulla vita, sull’esistenza umana e sui ruoli che ciascuno mira a ricoprire per sentirsi parte di una società che distrugge e priva di identità i suoi figli, sino a trascinarli nel delirio. Un lavoro di forte denuncia sociale, ma che non arriva mai a giustificare gli atti estremi compiuti da Gregorio su un finale aperto che comprende uno stupro, un assassinio e, forse, un probabile suicidio. Opera prima del regista teatrale Carlo Benso, Fuorigioco si appresta ad essere un film assolutamente attuale che, attraverso l’angoscia trasmessa allo spettatore, mira a voler lanciare un forte grido d’aiuto in nome di tutti coloro che nella società non hanno perso soltanto il lavoro quanto il proprio posto.

 

 

 

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